Prime vaccinazioni in primavera 2021, ecco la situazione

Infettivologia | Redazione DottNet | 19/10/2020 20:22

Morti altri due medici: è lo spartiacque per la nuova ondata

Il traguardo di un vaccino anti Covid appare sempre più prossimo e vanno proprio in questa direzione le previsioni di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Comitato tecnico scientifico: "Si sta facendo un grande sforzo internazionale sui vaccini e realisticamente - ha affermato - credo che potremmo far partire le vaccinazioni per le persone fragili, le forze dell'ordine e gli operatori sanitari nei primi mesi della prossima primavera". Una previsione ancora più ottimistica arriva dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che, su Facebook, ha scritto che "presto arriverà il vaccino e torneremo a guardare avanti". Nei giorni scorsi Di Maio aveva inoltre già sottolineato come "la verità è che questo potrebbe essere l'ultimo miglio: per fine anno arriveranno in Italia le prime dosi del vaccino. E da gennaio inizieremo le vaccinazioni", ha affermato.

Il ministro ha anche ricordato che l'Italia ha firmato un accordo con diversi Paesi europei per 250 milioni di dosi. Dunque, è il suo commento, "potremo cominciare a respirare e sarà un segnale di fiducia per i mercati mondiali". A rafforzare le speranze sono state anche le recenti dichiarazioni del direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) Guido Rasi, secondo il quale le "prime dosi importanti per le popolazioni a rischio potrebbero arrivare nella primavera del 2021 con un inizio di vaccinazione importante. La disponibilità di dosi - ha aggiunto - andrà aumentando molto rapidamente dopo l'approvazione; credo che, se siamo fortunati, molti di quelli che vorranno essere vaccinati potrebbero esserlo per l'estate del 2021".  In effetti sono vari i candidati vaccini già giunti in fase di sperimentazione avanzata e ciò lascia ben sperare. Secondo i dati aggiornati dell'Istituto superiore di sanità, infatti, nel mondo sono 75 gli studi registrati su vaccini per Covid-19, con nove candidati arrivati alla fase 3, l'ultima prima della richiesta di autorizzazione. In totale, gli studi prevedono di arruolare quasi 310mila pazienti.

La Cina continua a guidare la 'classifica', con 23 test, quasi il doppio degli Usa che ne hanno in corso 12, mentre l'Italia ne ha uno. Tra i candidati vaccini che sembrerebbero essere più vicini al traguardo vi è quello messo a punto dalla Oxford University con la collaborazione della Irbm di Pomezia a che sarà prodotto dalla multinazionale farmaceutica AstraZeneca. Dopo una sospensione temporanea di alcuni giorni per una reazione avversa in uno dei volontari partecipanti alla sperimentazione - poi dimostratasi non collegata alla vaccinazione - i test di fase 3 sono ripresi nei giorni scorsi, e ieri Jonathan Van-Tam, vicecapo dei consiglieri medici del governo britannico, in un'udienza a porte chiuse con una commissione della camera dei Comuni, ha annunciato che "non siamo ad anni luce di distanza e non è completamente irrealistico aspettarsi che potremo distribuire il vaccino subito dopo Natale".

In corsa è anche l'azienda farmaceutica Pfizer, che prevede di chiedere l'autorizzazione per il suo vaccino anti-Covid la terza settimana di novembre. L'azienda è pronta infatti a richiedere la procedura di emergenza all'autorità regolatoria statunitense per i farmaci, la Fda, se i dati della sperimentazione di questo mese saranno positivi.  Ad ogni modo, la prudenza resta d'obbligo e l'arrivo del vaccino, pur rappresentando "l'inizio della fine della pandemia - ha avvertito Rasi - non è la fine". Infatti, solo "dopo un anno che avremo a disposizione il vaccino - ha chiarito il direttore esecutivo dell'Ema - vedremo la pandemia diminuire in maniera importante".

Morti due medici

Un medico di famiglia del napoletano ed un otorino a Roma. Sono gli ultimi due medici morti a causa del contagio da Covid-19 e segnano uno spartiacque: dopo gli ultimi decessi segnalati prima dell'Estate rappresentano, infatti, le prime vittime della seconda fase pandemica, e portano a 181 il bilancio totale dei decessi tra i camici bianchi. Una notizia che lascia temere il peggio secondo il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, il quale segnala anche un'altra criticità grave con cui fare i conti: il sistema del tracciamento dei contatti non sta più funzionando, avverte, e questo accresce notevolmente i rischi.  Ernesto Celentano, 60 anni, medico di medicina generale a Napoli, nella zona di Secondigliano, è stato infettato, sembra, da un paziente. E Giovanni Briglia, otorino cinquantenne di Roma, avrebbe invece contratto la malattia in contesto extra-lavorativo. Sono stati gli ultimi due medici a morire per Covid-19: "Credo che la loro morte rappresenti uno spartiacque e ci faccia ripiombare nei tristi giorni di marzo - afferma Anelli -. Rappresenta il confine netto tra la prima e la seconda fase dell'epidemia di Covid".

Insomma, "si ricomincia - avverte - e siamo preoccupati che queste morti segnino l'inizio di una nuova fase. La speranza è che le esperienze che abbiamo vissuto nella primavera scorsa si trasformino in insegnamento". E riprendono anche i contagi tra camici bianchi e personale infermieristico: tre medici in servizio nel reparto di rianimazione del Policlinico Riuniti di Foggia sono risultati positivi e due sono ricoverati nel reparto di malattie infettive, mentre il sindacato degli infermieri Nursing up segnala 10 nuovi contagi negli ultimi giorni che si sommano ad oltre 20 infermieri contagiati nel mese di settembre. Intanto, problemi si registrano pure sul fronte dei dispositivi di protezione, ovvero mascherine, guanti, visiere e camici monouso: "C'è un problema organizzativo di distribuzione da parte delle Asl - afferma Anelli - ed ogni volta è una fatica riuscire ad avere protezioni in quantità adeguata. Ma non si può centillinare sulle dotazioni ai medici, dobbiamo garantire che possano operare in sicurezza".

Una situazione, a fronte di un numero di contagi nel Paese che continua ad essere allarmante, aggravata pure dal fatto che il contact tracing - arma fondamentale per delimitare i focolai - sta perdendo di efficacia, denunciano i medici. "Abbiamo la percezione che il sistema di tracciamento dei contatti non stia più funzionando perchè il numero dei contagiati da Covid sta aumentando in modo spropositato - spiega Anelli - E se il sistema di tracciamento salta è chiaro che non c'è più contenimento della pandemia". Dunque "bisogna subito rafforzare il personale delle asl dedicato al contact tracing". Inoltre, anche la app Immuni "non decolla ed è necessario aggiornare i protocolli per attivare l'inserimento dei dati nell'app da parte delle ASL, come previsto dallo stesso Dpcm". Ad ogni modo, "se il trend dei casi non muterà ed i numeri, soprattutto quelli dei ricoveri in rianimazione, continueranno a salire - rileva - temo che si arriverà inevitabilmente al lockdown come misura estrema". Il presidente dei medici si appella quindi alla responsabilità dei cittadini: "Bisogna rimanere a casa il più possibile salvaguardando, in questo momento, solo ciò che è essenziale, ovvero - conclude - le attività produttive e la scuola".

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