Novelli, il gruppo sanguigno incide poco per il Covid

Infettivologia | Redazione DottNet | 22/10/2020 14:09

"Il gruppo 0 è un pochino meno suscettibile, mentre il gruppo A è un po' più suscettibile, ma questo è un calcolo statistico"

 Sui contagi da Covid-19 "il gruppo sanguigno incide poco". Lo ha detto a Timeline, su Sky Tg24, Giuseppe Novelli, genetista dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.  "Sono calcoli statistici - prosegue -. Il gruppo 0 è un pochino meno suscettibile, mentre il gruppo A è un po' più suscettibile, ma questo è un calcolo statistico. Il 42% della popolazione in Italia è di gruppo 0, e se questi fossero resistenti, non dovremmo avere tutte queste persone malate.  Invece non è così".  Per Novelli, "quando scoppia un'infezione come questa, vanno tenute presenti tre cose. La prima è il patogeno, cioè il virus: cos'è, com'è fatto, dove vive e come si riproduce. La seconda è l'ospite, e la terza è l'ambiente. Bisogna studiare bene questi aspetti, anche in relazione tra di loro".  "Ci siamo subito concentrati sull'ospite - prosegue -, perché era chiaro che se il virus è lo stesso, e abbiamo categorie di persone asintomatiche, persone con sintomi lievi, persone mediamente gravi e persone gravissime, allora la differenza la fa il dna dell'ospite, perché ognuno di noi è diverso".

"Abbiamo cominciato a studiare gli estremi, partendo dai più gravi, e abbiamo trovato che almeno il 10% delle persone che si ammalano in modo grave ha un difetto genetico nella produzione dell'interferone, che è la prima linea di difesa delle cellule che distrugge batteri e virus - continua -. Alcune persone non sono in grado di farlo, su questi bisogna concentrarsi. C'è una differenza genetica che va studiata e compresa e questo ci può aiutare a trovare una terapia personalizzata". "All'altro estremo - ha concluso Novelli - ci sono, invece, coloro convivono con un contagiato e, non solo non si ammalano, ma non diventano nemmeno positivi. Questi sono probabilmente coloro che chiamiamo i resistenti. L'ipotesi è che abbiano una 'porta d'ingresso' del virus più piccola, oppure, per esempio, una maggiore produzione di interferone".

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