
Il virus-killer dei bambini ne uccide 50mila l'anno: la scoperta può aiutare la lotta a Covid
È stato mappato, per la prima volta, l'aspetto atomico di un virus che provoca diarrea e che uccide ogni anno circa 50.000 bambini nel mondo. Questo risultato, raggiunto dai ricercatori dell'Università di Umeå, in Svezia, potrebbe a lungo termine fornire l'opportunità di avere tipi completamente nuovi di trattamenti per altre malattie virali come la Covid-19. Il virus che i ricercatori hanno studiato è un adenovirus enterico. La maggior parte degli adenovirus sono respiratori, cioè causano malattie respiratorie, mentre le varianti enteriche meno conosciute dell'adenovirus causano invece malattie gastrointestinali.
Acqua e salute globale: 1,4 milioni di morti l’anno da fonti contaminate. Il cambiamento climatico modifica la diffusione delle malattie e impone un approccio One Health.
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Le comunità microbiche che popolano l’intestino influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una revisione internazionale evidenzia il potenziale della farmacomicrobiomica per rendere le terapie sempre più mirate e personalizzate.
Le società scientifiche portano ad Agenas e al Ministero della Salute un dossier: il 60% dei pazienti ha un'intensità di cura medio alta, ma i decreti li classificano ancora come "a bassa complessità"
Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”
Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure
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