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Intersindacale: no al direttore assistenziale nelle aziende sanitarie

La proposta arriva dall'Emilia Romagna: "L'innovazione invaderà tutta la Penisola"
Sanità pubblica

L’Assessore alla sanità della Emilia Romagna vuole istituire la figura del Direttore Assistenziale all’interno della Direzione Generale delle aziende sanitarie. C’è da scommettere che, a partire da questa Regione, mosca cocchiera, tale innovazione inonderà presto tutta la Penisola, in modo che nessuno sia escluso dal risolutivo beneficio che ne deriva. Un Paese, e una Regione, che non ha ancora smesso di contare i suoi morti e fa fatica a ritrovare una dimensione accettabile del vivere quotidiano, costretto a negare la risposta di salute a quanti vivono un quotidiano confronto con la propria malattia, creando di fatto una pandemia sommersa, ha, finalmente, trovato la soluzione adeguata a tutti i suoi problemi.

Un discutibile maquillage organizzativo, figlio di una ricerca spasmodica di consenso, sovverte, di fatto, ogni priorità di intervento sanitario per prendere il posto dell’esigenza, che dovrebbe essere in cima ai pensieri di chi è responsabile della sanità pubblica, di ridurre le liste di attesa dei cittadini, rimpinguare organici drammaticamente al lumicino, migliorare le condizioni di lavoro per arrestare la fuga dal SSR, riorganizzare il sistema di cura, ospedaliero e territoriale, valorizzando la attività di prevenzione, per metterlo in condizioni di reggere la ondata pandemica in arrivo.

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L’Assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, e il suo Direttore Generale, hanno giudicato risibili le preoccupazioni espresse unitariamente dalle rappresentanze regionali delle Organizzazioni Sindacali della Dirigenza medica, veterinaria e sanitaria e dei Medici del territorio, cui le sottoscritte Segreterie Nazionali esprimono pieno sostegno, e dai loro Ordini professionali. I rappresentanti della stragrande maggioranza dei professionisti del SSR avevano richiamato le priorità del SSR, criticando la scelta e la tempistica di una iniziativa che apre l’ennesimo poltronificio ad alto costo, producendo confusione nella gestione clinica del paziente e sottraendo, per di più, personale, già scarso, alla attività assistenziale.

Di fronte a tali argomentazioni, non propriamente bottegaie, il mentore di questa mirabolante idea ha cercato sostegno nel cerchio magico dell’alta dirigenza delle Aziende sanitarie, trovando una calorosa accoglienza.  A pensare male, si sa, si fa peccato.

Così, per una curiosa coincidenza, è sorta un’iniziativa "spontanea" dei Direttori di Dipartimento e di Unità Operativa Complessa delle Aziende sanitarie della Regione che, all’unisono, hanno chiesto ai Direttori Generali di coordinare una raccolta firme del personale su un documento di sostegno "all’iniziativa che riteniamo essere determinante per assicurare l’evoluzione del SSN" (sic!). Metodi di aggregazione del consenso che richiamano alla mente altri Paesi e altri contesti politici.  

A noi, modesti operatori della sanità, pare che l’evoluzione del SSN debba svilupparsi secondo la logica costituzionale di tutela della salute ma, evidentemente, non sappiamo cogliere, per parafrasare Leopardi, "le magnifiche sorti e progressive" che gli Assessori ci preparano.

L’Intersindacale medica e sanitaria stigmatizza l’accaduto e chiede il ritiro della modifica organizzativa proposta, rinnovando e rinforzando l’impegno a difendere il diritto alla salute dei cittadini e quello dei professionisti a migliori e più dignitose condizioni di lavoro, rispettose del loro ruolo e della loro autonomia.

Sanità pubblica
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