La proposta Inps per superare quota 100: pensione a 63 anni col contributivo

Previdenza | Redazione DottNet | 13/10/2021 19:44

La prestazione è parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo, e si potrebbero prevedere meccanismi di staffetta generazionale

Sono già migliaia i medici, gli infermieri e gli altri operatori che hanno lasciato il lavoro prima del previsto approfittando di «Quota 100». La situazione è stata descritta nel volume del Rapporto annuale Inps presentato lo scorso anno alla Camera, che contiene anche un focus sullo scivolo pensionistico introdotto dal governo Conte 1. Si scopre così che al 31 dicembre 2019, quindi prima dello scoppio della pandemia, ben 7.225 dipendenti del Servizio sanitario nazionale sono andati in pensione anticipata grazie alla legge fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini, che consente di lasciare il lavoro con 62 anni d’età e 38 di contributi.  Quello della sanità, come dimostrano i numeri dell’Inps, è il settore in cui quota 100 ha avuto maggior successo. In oltre il 90% degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale ci sono stati prepensionamenti, contro una media del 31% negli altri comparti dell’amministrazione pubblica. E le uscite ci sono state anche nella sanità privata, con 1.881 dipendenti di aziende usciti grazie a quota 100.

Adesso si cambia: sparirà quota 100 e all'Inps stanno pensando come sostituirla. Per affrontare la sua fine si potrebbe prevedere per i lavoratori appartenenti al sistema misto la possibilità di accedere intorno ai 63/64 anni a una prestazione di importo pari alla quota contributiva maturata alla data della richiesta per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell'età di vecchiaia. Lo sottolinea il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera spiegando che questa ipotesi sarebbe "sostenibile" dal punto di vista finanziario con un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni e risparmi a partire dal 2028. Nel 2022 potrebbero accedere a questo strumento 50mila persone per una spesa di 453 milioni mentre nel 2023 potrebbero accedere 66mila persone per 935 milioni.

Gli anni con il costo più sostenuto sarebbero il 2024 e 2025 con oltre 1,1 miliardi l'anno e 160mila uscite nel biennio. I requisiti sono: almeno 63/64 anni di età (requisito da adeguare alla speranza di vita); essere in possesso di almeno 20 anni di contribuzione; aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l'assegno sociale. La prestazione completa spetta fino al raggiungimento del diritto per la pensione di vecchiaia. La prestazione è parzialmente cumulabile con redditi da lavoro dipendente e autonomo, e si potrebbero prevedere - spiega - meccanismi di staffetta generazionale, legati anche a part time ed é incompatibile con trattamenti pensionistici diretti, trattamenti di sostegno al reddito, reddito di cittadinanza, APE sociale e indennizzo per la cessazione dell'attività commerciale

Con le modifiche dell'Ape sociale un miliardo in tre anni

Con le modifiche all'Ape sociale proposte dalla Commissione sui lavori gravosi (proroga fino al 2026, ampliamento della platea per i lavori gravosi e riduzione dei contributi per gli edili da 36 a 30) porterebbe alla necessità di stanziare in tre anni poco più di un miliardo di euro. E' quanto emerge dalle tabelle presentate dal presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera secondo le quali per il 2022 l'aggravio sarebbe di 126,7 milioni, 337,1 nel 2023 e 520,7 nel 2024 per poi salire fino a 805 milioni di euro nel 2026.

Per le uscite con 41 anni di contributi oltre 9 miliardi a regime

Il pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età costerebbe nel 2022 4,3 miliardi per poi crescere e toccare nel 2029 oltre 9 miliardi l'anno. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera sulle possibile modifiche delle regole per l'accesso alla pensione. Nel 2023 l'aggravio sarebbe di 5,99 miliardi e nel 2024 di 5,86 miliardi.

Manovra, verso 5 miliardi per le pensioni 

Con la legge di Bilancio dovrebbero essere stanziati circa 5 miliardi per il capitolo previdenza: secondo quanto si apprende, il lavoro per definire le misure sarebbe ancora in corso ma le risorse in manovra per le pensioni dovrebbero essere impegnate in parte per la rivalutazione degli assegni e in parte per attutire la fine di Quota 100 e continuare a consentire forme di uscita anticipata, non solo attraverso l'ampliamento dell'Ape social, con requisiti ridotti rispetto allo 'scalone' Fornero.

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