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Pensione, cumulo di vecchiaia: attenzione alle decorrenze

I requisiti possono essere conseguiti poco per volta, non tutti insieme; ma il risultato di un’unica pensione e dell’utilizzo di tutti i periodi contributivi verrebbe comunque raggiunto
Previdenza

Ormai la macchina delle pensioni in cumulo può dirsi abbastanza rodata: fatta eccezione per piccole sedi Inps dove non sono stati adeguatamente formati alla bisogna i nuovi funzionari, ovvero per situazioni dove è particolarmente complesso reperire i dati necessari al calcolo (tipici i casi riguardanti i medici militari, e tutte le posizioni inerenti il Ministero della Difesa), i tempi di riscontro sono molto più contenuti di un tempo e generalmente la pensione va in pagamento fra i tre ed i sei mesi dalla domanda.  Il cumulo generalmente viene utilizzato per andare in pensione prima, in barba alla Fornero. Specialmente se si è effettuato il riscatto degli anni del corso di laurea, non sono infrequenti i casi in cui l’interessato (o l’interessata) riesce a raggiungere i pesanti requisiti di anzianità della Fornero (43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 e 1 mese per le donne) già a 62/63 anni di età, a fronte dei 67 normalmente previsti per la vecchiaia. E fin qui, nessun problema.

Ma spesso si fa uso anche del cosiddetto cumulo di vecchiaia per valorizzare periodi contributivi che sarebbe stato oneroso ricongiungere e che altrimenti andrebbero perduti. Qui il genio ministeriale ha inventato la fattispecie a formazione progressiva: cioè in pratica i requisiti possono essere conseguiti poco per volta, non tutti insieme; ma il risultato di un’unica pensione e dell’utilizzo di tutti i periodi contributivi verrebbe comunque raggiunto.

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Poniamo il caso di un medico di famiglia (iscrizione Enpam) che però ha qualche piccolo periodo da dipendente ospedaliero presso l’Inps, e magari scriveva qualche articolo su riviste mediche, maturando anche qualche contributo all’Inpgi. Ricongiungere queste posizioni sulla gestione Enpam da medico di famiglia aveva un costo che comunque lui non voleva sostenere, e allora la soluzione ideale è parsa proprio quella del cumulo. A 67 anni, ha pensato lui, mi prendo le pensioncine di Inps e Inpgi, a 68 la pensione di Quota A dell’Enpam, e nel frattempo continuo l’attività da medico generico fino a 70 anni, prendendomi alla fine anche quel trattamento, che costituisce la mia pensione principale.

E qui casca l’asino. Perché la procedura concepita dall’Inps, invece, non attua affatto la formazione progressiva nella decorrenza dei trattamenti, e quindi tutte le pensioni in cumulo di vecchiaia avranno un’unica decorrenza, quella della pensione che si matura più tardi. Il nostro ipotetico medico, quindi, perde senza possibilità di recupero tre annualità di pensione Inps ed Inpgi e due annualità della pensione di Quota A Enpam. Tutte le quote di pensione decorrono a 70 anni. Si tratta, a parere di chi scrive, di un arbitrio, che dovrebbe essere rimosso con un pesante intervento sindacale. Il Ministero del Lavoro con nota 1319/2017 aveva infatti scritto che la liquidazione del trattamento pro quota avverrà al conseguimento dei rispettivi requisiti anagrafici e contributivi (e non, come si fa adesso, al raggiungimento dell’ultimo requisito fra tutti quelli richiesti). E l’Inps, nella circolare 140/2017, aveva aggiunto che il trattamento pensionistico pro quota a carico delle gestioni Inps decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di maturazione dei requisiti più elevati tra quelli previsti dall’art. 1 comma 239 della legge 228/2012 (dove figurano esclusivamente quelli anagrafici e/o contributivi, e non certo quelli specifici delle Casse, come la cessazione dell’attività).

Restando così le cose quale consiglio dare agli interessati? Innanzitutto, ove possibile (per periodi in linea di massima inferiori a 5 anni), continuare ad utilizzare l’istituto della ricongiunzione, eventualmente accettando di pagare una piccola differenza, che sarebbe destinata ad una giusta causa. Con l’accorpamento dei periodi in un’unica gestione, la loro valorizzazione seguirebbe le regole di quest’ultima, senza anomale dispersioni. Se invece si vuole proseguire sulla strada del cumulo (magari perché i periodi Inps sono consistenti, e quindi il costo della ricongiunzione sarebbe eccessivo), allora ai medici convenzionati conviene cessare il rapporto non appena conseguito il requisito di vecchiaia Enpam (68 anni). In questo modo, il medico del nostro esempio percepirebbe da subito sia il trattamento di Quota A che quello da medico di famiglia, ed anche le prestazioni a carico di Inps ed Inpgi, perdendo solo un’annualità di questi ultimi, annualità che potrebbe essere considerata il prezzo occulto di un’operazione comunque gratuita.

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