Isatuximab, nuova arma contro il mieloma multiplo recidivato-refrattario

Farmaci | Redazione DottNet | 22/10/2021 16:18

Il farmaco è al centro di un ampio programma di sviluppo clinico di cui fa parte anche lo studio clinico registrativo di fase 3 IKEMA

Con l’arrivo di un nuovo anticorpo monoclonale, isatuximab, diretto contro il CD-38, si aprono ulteriori prospettive per i pazienti colpiti dalle forme più aggressive di mieloma multiplo, quelle recidivate e refrattarie. La nuova terapia isatuximab, somministrata per via endovenosa in combinazione con pomalidomide e desametasone (pom-dex) a pazienti adulti che hanno ricevuto almeno due precedenti trattamenti (tra cui lenalidomide), ha infatti dimostrato (studio di Fase 3 ICARIA) di poter ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia. Consentendo anche una migliore qualità di vita.

“L’orizzonte delle nuove terapie continua a evolversi a una velocità esponenziale. Fra gli schemi approvati più recentemente, questa combinazione di farmaci in associazione a un anticorpo monoclonale sembra rappresentare l’arma migliore da utilizzare nei pazienti in terza linea di trattamento”, ha dichiarato Alessandro Corso, dell’Uoc di Ematologia dell’ASST Ovest Milanese dell’ospedale di Legnano, in occasione del simposio sul Mieloma Multiplo promosso al XVII Congresso della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (SIFO). “Parliamo - ha spiegato Corso - di pazienti che sono già stati sottoposti in precedenza a due linee di terapia e lo studio su isatuximab è stato in particolare impostato proprio sui pazienti esposti a lenalidomide. Avere a disposizione un trattamento che mette insieme due nuovi farmaci, la pomalidomide e un anti-CD-38 come isatuximab, studiato su pazienti esposti a lenalidomide, rappresenta dunque un vantaggio e una importante opportunità per aggredire in modo efficace la malattia anche in fase avanzata”.

Un processo, quello del trattamento del paziente con Mieloma Multiplo in terza linea di trattamento, che vede impegnati anche i farmacisti ospedalieri. “Le nostre competenze - ha spiegato Vito Ladisa, Direttore Sc Farmacia della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano - diventano strategiche per garantire l’appropriatezza e la sicurezza del percorso di somministrazione delle terapie, così come il monitoraggio degli eventi avversi. Il farmacista ospedaliero ha il compito di governare gli aspetti tecnico-gestionali dell’erogazione dei farmaci, ma riveste anche un importante ruolo di facilitatore all’accesso dei pazienti alle terapie nei tempi più rapidi possibili”. Un ruolo chiave, secondo Ladisa, se si considera che “più di 1 paziente su 5 in Italia, secondo le stime, entro il 2023 accederà a terapie (2L+) che non erano rimborsate nel 2020”.

Isatuximab è al centro di un ampio programma di sviluppo clinico di cui fa parte anche lo studio clinico registrativo di fase 3 IKEMA, che ha dimostrato l'efficacia dell'anticorpo monoclonale anche in seconda linea di trattamento. Un risultato importante che permette di anticipare nel continuum terapeutico del mieloma multiplo l’utilizzo di questa nuova opzione e allargare il numero di pazienti che ne possono beneficiare. In particolare, lo studio ha indagato l'efficacia della combinazione di isatuximab con carfilzomib e desametasone (regime standard di cura) dimostrando di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto allo standard. La terapia combinata, inoltre, ha permesso di raggiungere livelli non rilevabili di mieloma multiplo in una percentuale significativa di pazienti. Grazie a questi risultati, lo scorso aprile la Commissione Europea ha approvato l'indicazione di isatuximab per il trattamento del mieloma multiplo recidivato o refrattario in seconda linea, la cui rimborsabilità è attesa in Italia per il prossimo anno.

Isatuximab è in sperimentazione anche come trattamento in prima linea, in altri studi clinici di fase 3 in combinazione con i trattamenti standard disponibili per la terapia del mieloma multiplo, oltre a essere in sperimentazione nel trattamento di altre neoplasie ematologiche e di tumori solidi. Secondo i dati dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) dal 2014 al 2019 le diagnosi di Mieloma Multiplo sono aumentate del 9%, raggiungendo quota 5.700, di cui 3.000 uomini e 2.700 donne.

 

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