I contagi da Covid sono in salita in cinque regioni: le colpe dei no vax

Infettivologia | Redazione DottNet | 15/11/2021 13:56

Gimbe: forte concentrazione a Trieste, Gorizia e Bolzano. Galli: "Scelte irresponsabili dei non vaccinati si ripercuoto sulla sanità"

Secondo gli esperti la curva dei contagi aumenta molto rapidamente. L'indice di replicazione diagnostica (RDt) a livello nazionale sui dati del 13 novembre "è pari a 1,42 e superiore all'uno in tutte le regioni".  Questo indica "una significativa accelerazione nella diffusione dei contagi che, a parità di condizioni, potrebbe portare tra due settimane 5 regioni a superare la soglia del tasso di incidenza settimanale di 250 casi per 100.000 e altre 8 sopra 150 casi per 100.000".   Queste le stime del Gruppo di Lavoro MADE dell'Associazione Italiana di Epidemiologia diffuse insieme a un position paper che contiene cinque raccomandazioni per la gestione dell'attuale fase pandemica.

ALLARME DI FEDRIGA, AD UN PASSO DALLA ZONA GIALLA- "Non possiamo fare pagare il prezzo di eventuali nuove chiusure ai vaccinati, che hanno difeso se stessi e gli altri, partecipando alla campagna vaccinale". Lo ha detto oggi a Udine il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, commentando la situazione della pandemia in regione. "Siamo a un passo dalla zona gialla e questo è dato dal numero dei ricoveri anche in area medica, molto vicino al 15%. Il Fvg andrà in zona gialla, ma per fortuna questo prevede misure ancora molto contenute. Tuttavia, il passaggio alla zona arancione sarebbe drammatico per l'economia, è una cosa che non possiamo e non dobbiamo permettere". "Dunque è chiaro - ha aggiunto Fedriga - che l'invito che continuo a fare è vaccinarsi, se ancora non lo si è fatto, e a fare la terza dose dopo i sei mesi". Il governatore ha poi ribadito che "chi ha seguito le regole è ben diverso da chi, invece, porta in giro fake news, non vuole partecipare alla campagna vaccinale, racconta fandonie sul vaccino". Secondo Fedriga, "ormai i dati scientifici ne dimostrano l'efficacia, in quanto proteggono noi e le strutture ospedaliere che, altrimenti, rischiano di diventare sovraffollate".

FONDAZIONE GIMBE -I casi di Covid-19 aumentano in Italia, ma in modo non omogeneo che vede una forte concentrazione a Trieste, Bolzano e Gorizia. Lo ha detto il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, trasmissione 'L'Italia s'è desta' di Radio Cusano Campus. "Il dato oggettivo è che siamo in ascesa nel numero dei casi, va detto però - ha osservato - che questa circolazione del virus non è omogenea in tutto il Paese. A Trieste i numeri cominciano a preoccupare, poi ci sono Bolzano e Gorizia". Stanno aumentando anche gli ingressi giornalieri in terapia intensiva, ma "la situazione ospedaliera è sostanzialmente molto tranquilla", ha detto ancora. Per Cartabellotta "l'unica regione che rischia di vedere il giallo in tempi non lunghissimi è il Friuli Venezia Giulia, nelle altre regioni la situazione è ampiamente sotto controllo". Il presidente della Fondazione Gimbe ha inoltre rilevato che "al 15 novembre 2020 avevamo 7 regioni in zona rossa, 9 in zona arancione, quindi oggi dobbiamo dire grazie ai vaccini per trovarci in questa situazione. Va detto anche che c'è stato un cambio di criteri per i colori delle regioni: se oggi avessimo gli stessi criteri dell'anno scorsa già diverse regioni sarebbero in zona arancione e altre in zona rossa".

 "Le scelte non responsabili né giustificate dei non vaccinati vanno al di là del danno dovuto all'aumento dei casi di Covid, ma vanno a ripercuotersi sulla situazione sanitaria nel suo complesso". Da questo punto di vista, "non vorremmo arrivare a mettere ancora gli ospedali iniziare a lavorare a scartamento ridotto su tutto il resto delle malattie". Così ad Agorà, su Rai Tre, Massimo Galli, primario del reparto di malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano e ordinario presso l'Università Statale. "Ho fatto pochi giorni fa la terza dose del vaccino anti Covid insieme all'antinfluenzale. Siamo in una situazione - ha aggiunto Galli - in cui vediamo soprattutto un'epidemia di non vaccinati e la sua portata, anche se è una situazione annunciata, comincia a diventare preoccupante a causa della sua portata". I casi di Covid, "anche non saranno mai come gli anni precedenti, potrebbero arrivare a mettere gli ospedali in condizioni di difficoltà nella capacità di svolgere le mansioni. Questo è particolarmente grave per un cittadino che si è responsabilmente vaccinato per se stesso e per la collettività". Sull'utilizzo dei tamponi per il green pass "sono sempre stato perplesso: credo non si regge la gestione del green pass con la ripetizione del tampone, forse va rivalutato il ruolo della misurazione della presenza o meno degli anticorpi. Chi fa il vaccino dovrebbe esser protetto, ma se non fa anticorpi è molto probabile che non lo sia". Il fatto che si continua a ripetere che la misurazione degli anticorpi non serva, ha precisato, "e' una leggenda che va prima o poi sfatata: capisco che non si può fare un sierologico a 60 milioni di italiani ma il test del titolo anticorpale come strumento di lavoro clinico è già oggi utilizzato e necessario per le decisioni cliniche".

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