Variante Omicron, cosa succede a guariti e vaccinati: report dell'Imperial College

Infettivologia | Redazione DottNet | 17/12/2021 18:04

Il rischio di reinfezione con la variante Omicron è 5,4 volte maggiore di quello della variante Delta

La variante Omicron può contagiare guariti dal covid e soggetti che hanno ricevuto due dosi di vaccino. La variante "elude in gran parte l'immunità ottenuta con la malattia e quella con due dosi di vaccino" anti-Covid, come sottolinea l'ultimo report dell'Imperial College di Londra, che ha preso in esame dati della Uk Health Security Agency (UkHsa) e del Servizio sanitario nazionale (Nhs), che hanno registrato tutti i casi di coronavirus confermati in Inghilterra con un test molecolare e che avevano effettuato un test Covid tra il 29 novembre e l'11 dicembre 2021. Gli esperti stimano "che il rischio di reinfezione con la variante Omicron è 5,4 volte maggiore di quello della variante Delta" e che quindi "la protezione contro la reinfezione da Omicron, offerta da un'infezione avuta in passato, può arrivare fino al 19%".

Gli scienziati hanno inoltre stimato l'efficacia dei vaccini anti-Covid contro l'infezione sintomatica da Omicron. Ebbene, "l'efficacia è compresa tra lo 0% e 20% dopo due dosi e tra il 55% e l'80% dopo la dose di richiamo". Questo studio "fornisce altre prove della misura, molto sostanziale, con cui Omicron può eludere l'immunità che può dare l'aver avuto la malattia e aver fatto il vaccino anti-Covid. Questo livello di evasione immunitaria significa che Omicron rappresenta una grave e imminente minaccia per la salute pubblica", afferma Neil Ferguson dell'Imperial College. La ricerca "non ha trovato prove che Omicron" causa infezioni di "gravità inferiore a Delta", considerando la proporzione di persone risultate positive che riportano sintomi o la quota di casi che richiedono cure ospedaliere dopo l'infezione. "Tuttavia - precisano gli autori - i dati sui ricoveri rimangono molto limitati in questo momento".

Secondo un'indagine svolta in Sud Africa, due dosi del vaccino Pfizer hanno fornito solo il 33% di protezione contro l'infezione in questa onda alimentata da omicroni, secondo l'analisi, in calo rispetto all'80% nell'ultima ondata alimentata dal delta del Sudafrica. La protezione contro i sintomi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero ha resistito meglio, al 70% nell'attuale ondata rispetto al 93% nell'ultima. Omicron appare anche più capace del delta di penetrare le difese immunitarie dei soggetti precedentemente infetti. Nella seconda ondata (variante beta) del Sud Africa, le nuove infezioni erano del 60% più probabili tra i precedentemente infetti quanto lo erano tra i mai infetti. Nella terza ondata (delta), i precedentemente infetti hanno corso solo il 40% in più di rischio rispetto ai mai infetti. Ma nell'attuale ondata, i nuovi casi sono il 73% più comuni tra i precedentemente infetti come tra i mai infetti.

La capacità di penetrazione di Omicron arriva anche dai dati che sono segnalati da altri paesi europe. È già pari o superiore al 60% la percentuale di prevalenza della variante Omicron dei casi positivi di Covid sequenziati a Madrid, mentre il report pubblicato sulla rivista dell’European Centre for Disease Prevention and Control si riferisce a tutti i casi registrati dal 28 novembre al 7 dicembre in Danimarca fa emergere che ci sono state 785 infezioni da Omicron in persone dai 2 ai 95 anni, con una prevalenza in giovani adulti e l’83,1% delle persone contagiate aveva completato il ciclo vaccinale; tra questi il 7,1% aveva già ricevuto la terza dose. Non è stato registrato nessun decesso, mentre i pazienti che hanno avuto bisogno di un ricovero sono stati 9 (l’1,2% del totale), 1 in terapia intensiva (0,13%).

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