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Medico deceduto a Taranto, Anaao: vergognose le parole del direttore. Fadoi: è il burnout

Sindacato | Redazione DottNet | 26/07/2022 20:24

La situazione negli ospedali è diventata drannatice e insostenibile

La morte sul lavoro del collega dell’Ospedale di Manduria, commenta l’Anaao Assomed, non può essere liquidata solo con le parole vergognose del suo Direttore generale che considera "normale" quanto è accaduto perché ci sono turni da coprire, perché manca personale, perché esistono le patologie, costi quel che costi. Ed evita qualunque espressione di solidarietà nei confronti della vittima e dei suoi medici, esposti a condizioni di lavoro disumane e ridotti da professionisti a numeri, chiamati a produrre altri numeri, ingranaggi inanimati di una squallida catena di montaggio economicistica. Se soffrire sul lavoro non è una condizione naturale, morire mentre ci si prodiga ad alleviare le sofferenze dei cittadini non può essere un destino o un rischio del mestiere. Il compito di chi dirige un’azienda sanitaria è di mettere i dipendenti nelle migliori condizioni per assicurare il diritto alla salute dei cittadini. E non è accettabile che per difendere un diritto se ne neghi un altro, quello sulla sicurezza del lavoro e dei lavoratori, peraltro sancito da legge.

Organici insufficienti sono anche figli del blocco delle assunzioni disposto dalla Regione e impongono una riorganizzazione delle attività di cui non si vede traccia. Le responsabilità della politica regionale nel collasso della sanità pubblica, in Puglia come in altre regioni, sono enormi, anche nella scelta di dirigenti che dovrebbero avere competenze inopinabili e soprattutto dovrebbero avvertire la decenza di dimettersi dopo quanto è accaduto e hanno detto. La sofferenza del servizio sanitario pubblico è evidente, dalla Puglia alla Campania, dal Lazio alla Sardegna, dal Piemonte alla Liguria, Ma il Parlamento è da oggi dedito solo all’ordinaria amministrazione e i partiti sono impegnati a redigere liste elettorali, guardandosi bene dall’inserire la parola ‘sanità’ tra le loro promesse elettorali. 

I medici lasciati soli si difenderanno da soli, e ognuno valuterà la differenza tra la loro presenza e la loro assenza in strutture sanitarie che sempre di più somigliano a quinte teatrali. Intanto l’Anaao Assomed esprime le più sentite condoglianze alla famiglia del collega deceduto e chiederà alla magistratura di indagare sulla violazione dei protocolli di sicurezza imposti dalle leggi dello Stato, a cominciare dalle 11 ore di riposo tra un turno di lavoro e un altro.

Ma l’impegno politico che intende assumere è quello di chiamare i medici tutti a difendere, insieme con le loro organizzazioni professionali, in tutte le forme previste dalle leggi e immaginabili, la loro dignità professionale e il loro ruolo di professionisti negati da condizioni di lavoro che ne fanno la classe operaia del terzo millennio.

"Una morte sul lavoro, in corsia, che adesso colpisce i "nuovi eroi", come venivamo chiamati solo un anno fa, non soltanto a causa del Covid, ma anche per l’eccesso di lavoro. Una vicenda inaudita; il nostro collega, allo stremo delle forze, ha pagato anni di mancata ed errata programmazione in uno scenario della sanità ospedaliera italiana che ci vede sempre di più in prima linea ogni qual volta appare un’emergenza. E’ stato il caso del Covid e lo è adesso con la grave carenza di medici. Doppi e tripli turni, senza poter godere di ferie e riposi". La Fadoi, Federazione dei medici internisti Ospedalieri, per voce del Presidente Nazionale Dario Manfellotto, esprime il cordoglio degli internisti italiani alla famiglia ed ai colleghi di Giovanni Buccoliero, 61 anni, morto per un infarto alle 8.30 del mattino. Buccoliero, che lascia una moglie e tre figli, era primario facente funzione di Medicina Interna all'ospedale "Giannuzzi" di Manduria (Taranto). Da 24 ore era in corsia per sopperire alle carenze di medici del Pronto Soccorso. Ai suoi turni di reparto in Medicina aveva aggiunto 12 ore per coprire i turni scoperti del PS, come sempre più spesso viene chiesto dalle amministrazioni per sopperire alla mancanza di medici.

"È quello che porta al burnout dei medici e degli operatori sanitari", dice Franco Mastroianni, Presidente di Fadoi Puglia, "una problematica nota, che deve essere affrontata in modo serio e costruttivo. In un recente articolo del New England Journal of Medicine, si affrontano le tante cause: sostegno inadeguato, enormi carichi di lavoro e oneri amministrativi, cronica carenza di investimenti nelle strutture sanitarie. Il burn out non è solo un problema di ore ma anche di qualità del lavoro.  Impegno amministrativo anche notturno, procedure elettroniche, di registrazione, compilazione e certificazione. Bisogna sbarazzarsi delle cose inutili e duplicate, recuperare tempo per dedicarlo ai pazienti, razionalizzare le procedure e la burocrazia che, anche in sanità, a volte uccide. 

"La sofferenza degli operatori sanitari viene trascurata" scrivono gli autori dell’articolo del NEJM.  Per questo la Fadoi si unisce all’appello del Presidente degli Ordini dei Medici Filippo Anelli, per "chiedere alle istituzioni di rispondere alle richieste di aiuto, di sostegno, di personale, che vengono dal mondo della sanità,   senza scaricare tutto sulle spalle degli operatori sanitari, al fine di evitare che si ripetano tragedie come quella di Manduria. Il caso di Giovanni Buccoliero non deve essere dimenticato".

 

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