Caos pensioni: chi lascerà dal primo gennaio e le ipotesi dei partiti

Previdenza | Redazione DottNet | 03/08/2022 19:54

Male l'incontro di ieri tra Governo e sindacati. Tutte le proposte, dal Pd alla Lega fino ai centristi. Ma un accordo sarà difficile per i tempi stretti

Fumata nera ieri dopo l'incontro Governo-sindacati sulle pensioni e sul cuneo fiscale. "L'incontro non e' andato bene. Per quello che ci riguarda" l'intervento sul cuneo e sulle pensioni previsto nel dl aiuti bis "e' poco più di un'elemosina". Lo ha detto il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri al termine dell'incontro al Mef sul decreto. Critico anche il leader della Cgil. Maurizio Landini: le risorse sono insufficienti, il governo affronti il problema in modo diverso. Positivo l'incontro invece per Ignazio Gaanga della Cisl che rimarca come sulla rivalutazione delle pensioni ci sia "un segnale forte".

Insomma la strada appare tutta in salita per la riforma delle pensioni. Con la caduta del Governo s'inasprisce, dunque, la guerra per le pensioni e soprattutto aumentano le incognite per chi dovrà lasciare il lavoro. Dal primo gennaio con lo stop a Quota 102, potrebbe tornare la legge Fornero in versione integrale, un'ipotesi che preoccupa i sindacati che invece spingono per Quota 41, cioè l’uscita al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione (a prescindere dall’età anagrafica), o con 62-63 anni di età. Insomma la battaglia per le prossime politiche punterà quasi tutto sulle pensioni. Anche perché, come accennato, la pensione di vecchiaia (quella imposta dalla Legge Fornero) prevede il ritiro dal lavoro a 67 anni e un'anzianità contributiva minima di anni 20. In pratica dai 64 anni e 38 di contributi garantiti da Quota 102, dopo i 62 anni e 38 di Quota 100, si passa ai 67 anni canonici per la pensione di vecchiaia (con 20 di contributi) oppure ai 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall'età per la pensione anticipata (un anno in meno per le donne). Una soluzione sgradita dai più e che sarà il primo banco di prova del nuovo Governo.

Il governo Draghi aveva ipotizzato di riformare il sistema previdenziale per assicurare una flessibilità in uscita nel rispetto dei conti pubblici, contemplando anticipi sull'età con sacrifici sull'assegno, ricalcolato in tutto o in parte con il metodo contributivo. Tutto saltato, come è ben noto. finora l'unica condivisione c'è sulla riproposizione anche nel 2023, e forse strutturalmente, di Ape Sociale e Opzione Donna che scadono il 31 dicembre. Ma le risorse sono poche a causa anche dell'adeguamento degli importi imposti dall'elevata inflazione.

I partiti, intanto, stanno mettendo a punto i loro programmi con norme ben diverse tra loro. Il Pd vorrebbe costruire una flessibilità mirata rispetto ai requisiti ordinari della legge Fornero rafforzando Ape sociale e Opzione donna per aiutare a lasciare il lavoro le lavoratrici e i lavoratori in difficoltà o impiegati in mestieri gravosi, introducendo anche una "pensione di garanzia" per i giovani e meno giovani con carriere discontinue che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e rischiano di non vedere la pensione prima dei 70 anni.

Il Movimento 5 stelle apprezza il piano Tridico, presidente dell'Inps, ritenuto molto sostenibile: possibilità di andare in pensione a 63/64 anni prendendo fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, cioè 67 anni, solo il rateo della pensione calcolata con il contributivo. Compiuti i 67 anni si prenderebbe anche l’altra parte calcolata con il retributivo.

La Lega spinge invece per Quota 41 con "azzeramento della Fornero", ovvero uscita dal lavoro con 41 anni di contributi anziché 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) e "sconto donne" con un anno in meno per ogni figlio, senza tetto al numero dei figli, arrivando anche a Quota 38-39. Il costo, secondo la Lega, sarebbe di 4 miliardi il primo anno, poi 5 nel secondo anno e 5,5 al terzo anno. Fratelli d'Italia non è contraria, ma in campagna elettorale proporrà anche di detassare quella parte della pensione "che gli anziani dedicano al sostentamento di figli e nipoti" (non è chiaro come).

Forza Italia vuole portare gli importi minimi a mille euro. Ma Fi non è favorevole all'abrogazione della legge Fornero, "d'altro canto l'aspettativa di vita degli italiani sale e se non sale anche l'età pensionabile saltano i conti dell'Inps".

Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi ritengono inevitabile che la legge Fornero resti nell'immediato futuro senza ritocchi. Per Calenda "Quota 100 è la misura più sbagliata degli ultimi anni, meglio mettere i soldi su scuola, sanità e taglio del cuneo fiscale per i giovani perché senza lavoro non avranno mai una pensione". Renzi giudica Quota 100 "un errore". Entrambi ritengono però possibile l'introduzione di nuove misure di flessibilità per i lavoratori più in difficoltà, magari allargando l'Ape sociale.

Da escludere i pensionamenti anticipati con 62 anni, se svincolati dal ricalcolo contributivo dell’assegno, che era contenuta nella piattaforma unitaria sulla previdenza consegnata tempo fa dai sindacati a palazzo Chigi perché costerebbe troppo. Tra l'altro non c'è il tempo materiale per una riforma organica da scrivere da zero in un mese o due, visto che il nuovo governo non sarà operativo fino all'autunno inoltrato quando tutte le energie dovranno canalizzarsi nella stesura della legge di bilancio. I tempi stretti potrebbero quindi favorire il dibattito verso più Ape sociale.

Potrebbe realisticamente infatti esserci una condivisione di partenza sull'approccio che ipotizza dal primo gennaio 2023 un netto allargamento del bacino dell’Ape sociale. E, in questo senso, un segnale è già arrivato con l’ok del governo all'emendamento alla scorsa manovra che faceva scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inseriva i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali è possibile utilizzare l’Anticipo pensionistico. L'Ape sociale è un anticipo pensionistico che può essere la base delle pensioni almeno per il 2023: consente infatti il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti).  Dal 2023 potrebbe essere estesa a molti più lavoratori rispetto al passato, diventando di fatto l'architrave della riforma. D'altra parte i vari governi della legislatura, sostenuti a seconda del momento da quasi tutte le forze politiche tranne Fdi, hanno già più volte rinnovato la misura. Si tratterebbe di seguire un solco già tracciato.

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