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Melanoma metastatico, l'immunoterapia libera dalla malattia più di un paziente su due

Oncologia Redazione DottNet | 12/09/2022 19:26

Lo rivela lo studio internazionale Secombit (Sequential Combo Immuno and Target therapy study), coordinato coordinato da Paolo Ascierto direttore del Dipartimento di Melanoma e Immunoterapia dell’Istituto dei tumori di Napoli

Trattare i pazienti prima con l’immunoterapia e poi con la target terapia, si è dimostrata la strategia migliore per guarire dal melanoma metastatico. È quanto emerge dallo studio internazionale Secombit (Sequential Combo Immuno and Target therapy study), coordinato coordinato da Paolo Ascierto (nella foto)  direttore del Dipartimento di Melanoma e Immunoterapia dell’Istituto dei tumori di Napoli, i cui risultati, pubblicati sulla rivista Journal of Clinical Oncology, sono stati presentati all’Esmo di Parigi.

A che a quattro anni dalla sua prima sperimentazione lo studio ha dimostrato di raggiungere la migliore sopravvivenza globale pari al 63% e una sopravvivenza libera da malattia pari al 55%. “Lo studio Secombit – dice Ascierto, – ha l’obiettivo di individuare la giusta sequenza di terapie nelle persone con melanoma metastatico che presentano la mutazione del gene BRAF. Il trial sperimenta tre opzioni per individuare la sequenza migliore. La prima è la combinazione di terapie target per proseguire con la combinazione di due molecole immuno-oncologiche, nivolumab e ipilimumab, dopo progressione di malattia.

La seconda opzione è la duplice immunoterapia per proseguire con la combinazione di target therapy dopo progressione. Infine il cosiddetto ‘sandwitch arm’, cioè la sequenza di terapie target e della combinazione delle due immunoterapie e, solo in caso di progressione, la prosecuzione con terapie target. La seconda opzione, che prevede l’avvio con la combinazione di immunoterapie, consente di raggiungere la migliore sopravvivenza globale a 4 anni, pari al 63%, rispetto all’avvio con la terapia target (46%) o con la terza opzione (59%). I dati preliminari indicano una sopravvivenza libera da progressione totale pari al 55% iniziando con la combinazione di nivolumab e ipilimumab rispetto al 29% con la terapia a bersaglio molecolare e al 54% con la terza opzione. La scelta dell’immunoterapia prima della terapia target è quindi sostenuta da questi dati”.

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Lo studio ha visto la partecipazione di 30 centri medici accademici in 10 Paesi europei, 17 i centri italiani coinvolti, e rappresenta il primo protocollo clinico in grado di fornire indicazioni utili da trasferire nella pratica clinica per il trattamento dei pazienti con melanoma maligno.  Per portare avanti questo studio sono state arruolate 209. Il Pascale ha coinvolto più pazienti, circa 40.

Lo studio Secombit ha inoltre dimostrato per la prima volta che pazienti con un elevato Ldh, l’enzima che correla il carico di malattia, o che avevano molte metastasi, un andamento migliore nella seconda e terza opzione terapeutica. “Nell’analisi dei biomarcatori – continua Ascierto - è stato osservato una correlazione tra TMB (tumour mutational burder) elevato, la mutazione nel gene JAK ed i bassi livelli della citochina interferone gamma con la sopravvivenza”.

Secombit, ma non solo. Il gruppo di ricercatori di Ascierto, prima firma Domenico Mallardo, ha presentato a Parigi uno studio i cui protagonisti sono due proteine, Marco e Oas1. Lo studio è stato condotto su 23 pazienti con melanoma avanzato. Queste due proteine, che attivano il sistema immunitario, potrebbero verificare in anticipo quali pazienti rispondono all’immunoterapia. “Benchè lo studio necessiti ancora di indagini, i pazienti che abbiamo arruolato – spiega Mallardo -  hanno dimostrato cambiamenti sorprendenti nei gruppi responder e non responder, per cui siamo molto fiduciosi”. “L’Istituto dei tumori di Napoli – ha dichiarato direttore scientifico del Pascale, Alfredo Budillon  – si conferma un punto di riferimento internazionale per la cura  e la ricerca sul melanoma. Il Secombit è uno studio accademico no-profit internazionale concepito e coordinato dal Pascale e noi come Istituto continueremo a promuovere con grande impegno questo tipo di studi indipendenti con la loro componente traslazionale con analisi su biomarcatori come quelli presentati oggi all’Esmo dal gruppo di Ascierto”.

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