
Quella identificata è una variante presente nel 60% degli europei
C'è una variante genetica che predispone le persone alla magrezza. Per chi ce l'ha, restare in forma è più facile, tuttavia anche loro rischiano di ingrassare, se mangiano troppo. È la conclusione a cui è giunto un team di ricercatori spagnoli, guidati dall'IMDEA Food Institute, in uno studio pubblicato su Genome Biology. La ricerca ha preso in esame le caratteristiche di 790 persone, mettendole in associazione con 48 varianti genetiche. "Abbiamo scoperto una correlazione significativa tra una di queste varianti del gene FNIP2 e molti di parametri relativi all'obesità", spiegano i ricercatori. Quella identificata è una variante presente nel 60% degli europei, riferisce il team spagnolo.
Dal “paziente medio” alla prescrizione su base genetica: il dossier AIFA traccia la transizione verso la medicina di precisione. Ma la vera sfida è organizzativa e riguarda sostenibilità ed equità
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Le comunità microbiche che popolano l’intestino influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una revisione internazionale evidenzia il potenziale della farmacomicrobiomica per rendere le terapie sempre più mirate e personalizzate.
Le società scientifiche portano ad Agenas e al Ministero della Salute un dossier: il 60% dei pazienti ha un'intensità di cura medio alta, ma i decreti li classificano ancora come "a bassa complessità"
Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”
Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure
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