Canali Minisiti ECM

Cefalea a grappolo, più problemi per le donne

Neurologia Redazione DottNet | 23/12/2022 16:49

Studio svedese, attacchi più lunghi e più casi cronici rispetto a uomini

La cefalea a grappolo sarebbe più comune tra gli uomini, ma una nuova ricerca coordinata dal Karolinska Institutet di Stoccolma, e pubblicata su Neurology, suggerisce che nelle donne il disturbo potrebbe essere più grave di quanto non lo sia per i maschi. I mal di testa a grappolo si manifestano con episodi estremamente dolorosi che durano dai 15 minuti alle 3 ore e possono verificarsi per molti giorni di seguito o addirittura settimane.

Lo studio svedese, che ha coinvolto 874 persone con diagnosi di cefalea a grappolo (il 34% femmine), ha mostrato che le donne avevano maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di cefalea a grappolo cronica (18%) rispetto agli uomini (9%).

Gli attacchi risultavano, inoltre, più lunghi per le donne che per gli uomini. L'8% delle donne ha affermato di avere attacchi di mal di testa che si ripetevano in media per 4-7 mesi, rispetto al 5% degli uomini. Attacchi lunghi meno di un mese interessavano il 26% delle donne rispetto al 30% degli uomini.

pubblicità

Le donne riferivano inoltre più spesso degli uomini di avere attacchi in vari momenti della giornata (74% e 63%), così come avevano maggiori probabilità degli uomini di avere un membro della famiglia con una storia di cefalea a grappolo (15% e 7%).

Commenti

I Correlati

La percezione del tatto non dipende solo dal contatto fisico: il cervello sente un tocco solo se riconosce quella parte del corpo come propria.

Individuato un dialogo chiave fra cervello e sistema immunitario: avviene grazie all’attività di neuroni che controllano la produzione nel midollo osseo delle cellule della risposta immunitaria coinvolte nello sviluppo della sclerosi multipla

Il sistema impara ad “ascoltare” il dolore del paziente e modula gli impulsi per farlo sparire

Ti potrebbero interessare

Scoperti nuovi fattori di rischio: il colesterolo "cattivo" nella mezza età e la perdita della vista non trattata in età avanzata

Perdita di autonomia, stigma sociale e peso economico i principali timori

Il lavoro, che accoglie le prime evidenze dello studio Nemesis è stato pubblicato su Nature Communications e illustra la generazione e i meccanismi neuronali delle alterazioni, suggerendo nuove vie di riabilitazione

All’A.O.U. Luigi Vanvitelli una nuova tecnologia cambierà la vita di migliaia di pazienti

Ultime News

Più letti