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Via libera dal Mef all'atto d'indirizzo per il rinnovo contratto dirigenza medica 2019-2021

Professione Redazione DottNet | 16/01/2023 17:02

Adesso tocca ai sindacati che presto saranno convocati dall’Aran

Si va verso la convocazione dei sindacati per il rinnovo del ccnl dei medici relativo al triennio 2019-2021. Il Mef ha dato il via libera al documento che era stato approvato lo scorso ottobre dal Comitato di Settore Regioni-Sanità. Ii prossimo passaggio sarà - a questo punto in tempi brevi - la convocazione da parte dell’Aran dei sindacati per l’avvio delle trattative. La partita, che coinvolge 135mila camici bianchi per un costo complessivo di circa 650milioni, potrebbe chiudersi entro la fine di marzo. Resta tuttavia ancora da risolvere la questione legata agli incarichi aggiuntivi, Il nuovo contratto porterà un incremento medio del trattamento economico pari al 4,5%. 

L’atto di indirizzo del contratto per la dirigenza medica e sanitaria prevede diverse voci tra cui quella relativa alla retribuzione che valorizzi le condizioni di lavoro e al disagio che vanno considerate una priorità assoluta da garantire in un settore come quello della Sanità che opera con continuità, assicurando il servizio 365 giorni/anno e 24ore/giorno e che presenta un costante invecchiamento della risorsa umana impiegata e, quindi, un particolare aggravio di impegno”.

“A tal fine – riporta Qutidiano Sanità - sarà necessario rivedere il sistema dei compensi correlati alle condizioni di lavoro al fine di riconoscere prioritariamente il servizio prestato presso le sedi maggiormente disagiate, in particolare i servizi di emergenza/urgenza, le sedi periferiche, ecc.”. Sull’orario di lavoro, l’atto prevede che sia omogeneizzata “la presenza in servizio sulle 24 ore per tutti i profili dirigenziali di cui al campo di applicazione del contratto”.

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Il quadro economico del contratto
Le tavole seguenti mostrano la previsione degli oneri per il rinnovo contrattuale dei dirigenti dell’Area della Sanità.

Quanto ai contratti 2022-2024, com’è noto nella legge di Bilancio appena approvata non sono stanziate le risorse per i rinnovi. In compenso verrà speso un miliardo di euro per un emolumento una tantum destinato a tutti i dipendenti pubblici: emolumento che ha il sapore di una mancia e che porterà nella tasche dei dipendenti ordinari circa 400-500 euro. Il taglio del cuneo del 3% inserito in manovra dal governo frutterà invece 500 euro agli statali con una soglia di reddito di 25mila euro. Per i redditi tra 25mila e 35mila euro rimane la riduzione del 2 per cento sui contributi dovuti sulle retribuzioni, un’eredità del governo Draghi.

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