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Medici e attività usuranti: così lo sconto pensione

Previdenza | Redazione DottNet | 22/01/2023 19:15

La domanda di pensione va corredata dei documenti minimi previsti dal decreto ministeriale 20 settembre 2017: i dettagli

Ho letto l'articolo sulla nuova modalità di pensione della quota 102. Vorrei che fosse anche approfondito l'ampliamento delle categorie di lavoro usurante. Leggo infatti che vengono considerati lavoro usurante anche operatori sanitari che lavorano su turni. Non si fa specifica menzione ai medici. Poiché io sono ginecologo dirigente medico pubblico e ho sempre lavorato su turni e tuttora li osservo, sono molto interessato a tale aspetto. Nel caso vorrei sapere come si certifica tale condizione, a chi fare la domanda e quanti anni si ottengono di abbuono sulla anzianità contributiva necessaria dei 42 anni e 10 mesi. Ringrazio e porgo distinti saluti. (lettera firmata).  

La richiesta del lettore introduce ad un argomento molto complesso: la tutela delle attività usuranti nel panorama medico e odontoiatrico. Nello specifico (ma è il caso che interessa la maggior parte dei sanitari) ci si chiede soprattutto se il fatto di svolgere la propria attività frequentemente di notte comporta dei vantaggi in termini di anticipo dei requisiti per il diritto a pensione. 

La risposta è positiva e va articolata su un doppio binario: da un lato infatti c’è uno sconto dei requisiti di accesso a pensione previsti dalla Legge Fornero; dall’altro la possibilità di usufruire di un istituto diverso, l’Ape Sociale. Con specifico riferimento ai lavoratori notturni, si tratta di quei medici turnisti dipendenti (per i convenzionati l’Enpam non riconosce benefici particolari, ma va detto che i requisiti di accesso nella Fondazione sono generalmente molto più favorevoli di quelli dei dipendenti) che esercitano la loro attività di notte per almeno sei ore per un numero minimo di giorni lavorativi all’anno non inferiore a 64, oppure ai lavoratori attivi per almeno tre ore tra la mezzanotte e le cinque del mattino per l’intero anno. Ma non basta: questi medici debbono aver svolto queste mansioni per almeno sette degli ultimi dieci anni di lavoro oppure per un periodo pari ad almeno metà dell’intera vita lavorativa. Ovviamente non valgono come attività usuranti i periodi totalmente coperti da contribuzione figurativa (ossia ad esempio il riscatto di laurea ed il servizio militare). 

Qual è la documentazione necessaria per certificare questa condizione? La domanda di pensione va corredata dei documenti minimi previsti dal decreto ministeriale 20 settembre 2017. Per i medici dipendenti pubblici si tratta di una certificazione rilasciata dal datore di lavoro attestante: 

    • Lo svolgimento e la durata delle attività svolte con mansioni particolarmente usuranti con allegata documentazione di cui alla lettera e) del Decreto Legislativo n. 67/2011 (ordini di servizio, schemi di turnazione del personale, registri delle presenze ed eventuali atti di affidamento di incarichi o mansioni);
    • Il servizio complessivamente svolto presso le pubbliche amministrazioni e le relative retribuzioni percepite.

Per i medici dipendenti privati occorre il prospetto di paga con indicazione delle maggiorazioni per lavoro notturno ed il contratto di lavoro individuale indicante anche il contratto collettivo nazionale, territoriale, aziendale ed il livello di inquadramento, oltre al libretto di lavoro, se esistente. 

Sconto dei requisiti. Il presupposto fondamentale è essere in possesso di almeno 35 anni di contributi. Nel 2022 i medici dipendenti che possono dimostrare di aver lavorato di notte per almeno tre ore per l’intero anno, oppure per almeno 6 ore per non meno di 78 giorni all’anno, possono andare in pensione ad un’età minima di 61 anni e 7 mesi; quelli occupati di notte da 72 a 77 giorni all’anno, possono andare in pensione ad un’età minima di 62 anni e 7 mesi; quelli occupati di notte da 64 a 71 giorni all’anno, possono andare in pensione ad un’età minima di 63 anni e 7 mesi. 

Dalle indicazioni provenienti dall’Inps sembrerebbe desumersi che i medici appartenenti alla prima fascia (78 notti all’anno) godano anche di un abbuono nel computo della misura della pensione (contribuzione figurativa) di due mesi per ogni anno di lavoro notturno, per un massimo di 60 mesi; e che questo abbuono massimo vada a ridursi a 48 mesi per la seconda fascia e a 36 mesi per la terza fascia. 

Entro il 1° maggio 2022, coloro che perfezioneranno i requisiti nel 2023 dovranno presentare istanza all’Inps. Il ritardo nella presentazione della domanda comporterà, in caso di accertamento positivo dei requisiti, il differimento della decorrenza della pensione pari a

  • 1 meese, per un ritardo inferiore o pari ad un mese;

  • 2 mesi, per un ritardo superiore ad un mese e inferiore a tre mesi;

  • 3 mesi per un ritardo pari o superiore a tre mesi.

Va pure rilevato che in caso di insufficienza delle risorse finanziarie disponibili, la decorrenza del trattamento potrà essere differita con criteri di priorità in base alla maturazione dei requisiti.  In questa fattispecie, la pensione viene calcolata esattamente sulla base di quanto maturato, secondo la normativa vigente (calcolo retributivo o misto) ed il medico, dopo il pensionamento, può continuare ad esercitare la propria attività professionale autonoma in piena libertà.  

APE sociale. E’ un’alternativa meno appetibile rispetto alla precedente, anche perché non si tratta di una pensione vera e propria, ma di un intervento assistenziale. E’ richiesta un’età anagrafica minima di 63 anni ed un’anzianità contributiva di almeno 36 anni. I requisiti contributivi sono ridotti, per le donne, di 12 mesi per ogni figlio, nel limite massimo di due anni. 

L'indennità dell’APE Sociale decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda di accesso al beneficio laddove a tale data sussistano tutti i requisiti e le condizioni previste dalla legge, previa cessazione dell’attività lavorativa. 

L’APE Sociale è corrisposto ogni mese per 12 mensilità nell'anno, fino all'età prevista per il conseguimento della pensione di vecchiaia, ovvero fino al conseguimento di un trattamento pensionistico diretto anticipato o conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia. 

I termini di presentazione delle domande sono il 31 marzo, il 15 luglio e il 30 novembre 2022. Le domande vengono accolte seguendo l’ordine cronologico di presentazione e fino a concorrenza delle risorse stanziate dallo Stato. L’importo mensile non viene rivalutato, è determinato sulla base della rata mensile della pensione di vecchiaia che sarebbe spettata all’iscritto al momento della domanda, e non può essere superiore a 1.500 euro lordi. 

L’appeal dell’APE sociale, oltre che dall’importo esiguo dell’assegno, è ridotto anche dal fatto che, durante il periodo della sua percezione, il lavoratore può avere redditi da lavoro dipendente o parasubordinato soltanto nel limite di 8.000 euro annui, importo che scende a 4.800 euro per gli autonomi. Insomma, la cumulabilità con i redditi da lavoro è molto limitata. La valutazione del lavoro notturno, però, è leggermente più favorevole. In questo caso, infatti, bastano anche sei anni di occupazione notturna continuativa negli ultimi sette. Inoltre, le attività gravose si considerano svolte in via continuativa anche quando, nei sei anni precedenti la data di decorrenza dell’Ape, esse non hanno subìto interruzioni per un periodo complessivamente superiore a 12 mesi.  

E’ consigliabile, per l’attivazione di uno o l’altro degli istituti in parola, consultare un patronato ovvero recarsi presso una sede locale dell’Inps, per verificare la propria personale posizione assicurativa e scegliere la soluzione più confacente alle proprie esigenze.

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