Professione
Professione
Canali Minisiti ECM

Simulazioni commercialisti: fisco, ecco cosa cambia per i redditi da 20 mila a 60 mila euro

Professione Redazione DottNet | 19/03/2023 17:43

Il governo per l'intera trasformazione del fisco si è dato due anni di tempo: obiettivo è mettere in moto già dal 2024

Simulazioni commercialisti: fisco, ecco cosa cambia con la nuova riforma. I redditi più bassi, quelli da 20mila euro, possono subire una perdita pari a 150 euro oppure arrivare a risparmiare fino a 100 euro. Mentre per le fasce alte, da 50 e 60mila euro, il beneficio è assicurato, e va da un minimo di 260 euro fino ad un massimo di 1.150 euro. E' lo scenario che potrebbe prendere corpo con la nuova Irpef prevista dalla riforma fiscale. Un meccanismo che il governo, che per l'intera trasformazione del fisco si è dato due anni di tempo, punta a mettere in moto già dal 2024. La nuova Irpef immaginata dall'esecutivo passerà da 4 a 3 aliquote, con un sensibile ampliamento del primo scaglione (quello al 23% fino a 15mila euro di reddito), con l'obiettivo - questa la volontà espressa dalla premier Giorgia Meloni - di ricomprendere molti lavoratori dipendenti. I numeri ancora non ci sono, ma già circolano diverse ipotesi. La Fondazione nazionale commercialisti ha fatto alcune simulazioni relative all'Irpef netta per tre diverse tipologie di reddito (dipendente, pensionato e autonomo) e quattro diverse soglie reddituali (20mila euro, 35mila, 50mila e 60mila), ipotizzando tre scenari e mettendoli a confronto con la situazione attuale, caratterizzata da 4 aliquote. Una prima ipotesi, più costosa, con l'abbassamento di sette punti della terza aliquota (23% fino a 15mila euro; 28% fino a 50mila; 43% oltre 50mila), si tradurrebbe addirittura in una perdita, pari a 150 euro, per un reddito da 20mila euro; si avrebbe invece un risparmio per gli altri scaglioni, ma con forti differenze: appena 100 euro per chi dichiara 35mila euro e addirittura 1.

pubblicità

150 euro per i redditi più alti. In un secondo scenario meno costoso (23% fino a 28mila; 33% fino a 50mila e 43% oltre 50mila) si avrebbe un guadagno per tutti, dai 100 euro per un reddito da 20mila euro ai 400 euro per chi dichiara 35mila euro, fino ai 700 euro dei redditi più alti. Una terza ipotesi, ancora meno costosa (23% fino a 28mila, 35% fino a 50mila e 43% oltre 50mila), garantirebbe 100 euro di risparmio per la fascia più bassa e 260 euro per tutti gli altri redditi oltre 28mila euro. In generale, sintetizza la Fondazione nazionale commercialisti, «le modifiche ipotizzate comportano guadagni in valore assoluto maggiori per i redditi più alti per via della struttura progressiva dell'Irpef a scaglioni, ma in termini relativi, i guadagni sono maggiori per le fasce più basse». In ogni caso l'effetto finale, puntualizza la Fondazione, «dipenderà dalle modifiche eventualmente apportate alla no tax area e al sistema delle detrazioni e delle altre spese deducibili che potranno incidere in maniera significativa anche sui redditi più elevati a seconda delle scelte operate».

Commenti

I Correlati

Parere favorevole dalla Corte dei Conti ferma restando la necessità di una puntuale verifica in concreto della compatibilità normativa delle attività svolte nell’ambito dell’incarico assegnato

L'erogazione va cumulata al reddito autonomo dell’anno ai fini fiscali, ma, per chi ha scelto di aderire al regime forfettario, non partecipa al calcolo per il raggiungimento della soglia di 85.000 euro

La Corte dei Conti ha condannato il professionista perché avrebbe arrecato un danno erariale per l'ente costretto a risarcire la vittima

"Lo svolgimento dell'attività non deve arrecare pregiudizio al corretto e puntuale svolgimento dei propri compiti convenzionali"

Ti potrebbero interessare

"Onorata della conferma dal ministro, dovrò rinunciare all’Ordine dei Medici"

La Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP esprime il proprio apprezzamento per l'attenzione riservata dal Ministero dell’università e della ricerca nei confronti delle professioni sanitarie ad essa afferenti

Indispensabile per le aziende una strategia per arginare il fenomeno

L’Università degli studi di Palermo, l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli e l’Università degli studi di Napoli Federico II sono tra gli atenei dove si è registrato il punteggio medio più alto. In coda alla classifica la Sardegna