
I pazienti trattati hanno perso in media il 15,7% del peso corporeo rispetto al 2,2% di chi assumeva un placebo. Inoltre, migliora i sintomi di insufficienza cardiaca, questo include una riduzione delle limitazioni fisiche
Lo scorso mese, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato la commercializzazione di tirzepatide, un farmaco innovativo sviluppato da Eli Lilly, ora disponibile su prescrizione medica in Italia e indicata per il trattamento del diabete di tipo 2, dell’obesità e del sovrappeso associato ad almeno una comorbidità. Tirzepatide rappresenta una pietra miliare nell’area metabolica, come sottolineato da Elias Khalil, presidente e amministratore delegato di Eli Lilly Italy Hub: «Tirzepatide è un nuovo, fondamentale capitolo del nostro impegno nell’area metabolica. Partendo dalla prima insulina commerciale al mondo,Eli Lilly ha continuato a sviluppare innovazioni decisive per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Questa molecola ridefinisce il trattamento dell’obesità e può migliorare significativamente la vita di molte persone affette da questa malattia cronica e progressiva, associata a cause di morte come patologie cardiache, ictus, cancro e diabete».
La molecola appartiene alla stessa classe terapeutica della semaglutide, il principio attivo di farmaci noti come Ozempic e Wegovy, prodotti da Novo Nordisk, utilizzati per trattare il diabete di tipo 2 e l'obesità. Come tutti i farmaci, tirzepatide può causare effetti indesiderati, principalmente di natura gastrointestinale come nausea e diarrea. Questi sintomi, in genere, sono di intensità lieve o moderata, tendono a manifestarsi durante l’aumento della dose e diminuiscono col tempo.
Attualmente, tirzepatide è inclusa nella classe Cnn (classe C non negoziata) e non è ancora rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Lilly sta lavorando attivamente con AIFA per renderla disponibile ai pazienti italiani a carico del sistema sanitario. Con la sua introduzione, tirzepatide potrebbe rappresentare una soluzione significativa per affrontare malattie metaboliche complesse e migliorare la qualità della vita di molti pazienti.
Un recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e presentato durante la Settimana dell'Obesità ha evidenziato l'efficacia e la sicurezza del tirzepatide, un farmaco innovativo già approvato per il trattamento dell'obesità, del sovrappeso e del diabete di tipo 2. Lo studio, denominato Surmount-1, rappresenta un'importante tappa nello sviluppo di terapie farmacologiche per le malattie metaboliche. I risultati mostrano una riduzione del peso corporeo: una dose di 15 mg di tirzepatide ha determinato una perdita media di peso fino al 23%. Diminuisce anche il rischio di progressione del diabete dato che il farmaco ha mostrato un’efficacia straordinaria, riducendo il rischio del 94% in tutti i dosaggi testati (5, 10 e 15 mg). Evidenti i miglioramenti anche nei livelli di zucchero nel sangue, anche a lungo termine. Lo studio ha confermato la tollerabilità e la sicurezza del farmaco, anche dopo 193 settimane di trattamento, suddivise in 176 settimane di somministrazione attiva e 17 di sospensione.
Il dottor Rocco Barazzoni, presidente della Società Italiana dell’Obesità, spiega all'AdnKronos: «Circa il 95% delle persone con diabete di tipo 2 è in sovrappeso o obeso. Ridurre obesità e sovrappeso attraverso tirzepatide non solo aiuta a controllare il diabete, ma consente di prevenire numerose complicanze, promuovendo un nuovo paradigma terapeutico per affrontare queste malattie croniche».
Tirzepatide agisce come doppio agonista dei recettori GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente) e GLP-1 (peptide 1 simile al glucagone). Questi ormoni incretinici, normalmente secreti dopo i pasti, stimolano la produzione di insulina in risposta ai nutrienti ingeriti.
Il duplice effetto del farmaco non solo migliora il controllo glicemico, ma riduce significativamente il rischio di complicanze cardiometaboliche.
Secondo gli esperti, i dati dello studio Surmount non solo confermano l’efficacia di tirzepatide nel trattamento del diabete di tipo 2, ma aprono nuove prospettive per la prevenzione del diabete nelle persone con prediabete. «Il prediabete, spesso associato a sovrappeso e obesità, rappresenta un campanello d’allarme. Intervenire precocemente con tirzepatide potrebbe prevenire la progressione verso il diabete vero e proprio, favorendo anche cambiamenti nello stile di vita», ha spiegato Riccardo Candido, presidente nazionale AMD e FeSDI all'AdnKronos.
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