
Via libera nel Lazio agli inibitori Pcsk9 in farmacia. La scelta va nella direzione indicata dal sottosegretario Gemmato, ma riapre il tema dell’equità tra territori
La decisione della Regione Lazio di rendere disponibili in farmacia gli inibitori di Pcsk9, farmaci innovativi per il trattamento del colesterolo LDL finora distribuiti esclusivamente dalle Asl, si inserisce in un dibattito più ampio sulla riorganizzazione della distribuzione farmaceutica nel Servizio sanitario nazionale.
Una scelta accolta positivamente da Federfarma Roma, che parla di "un primo passo" verso un maggiore coinvolgimento della farmacia territoriale anche per altri farmaci oggi erogati in distribuzione diretta.
La spinta verso la prossimità
"Questa scelta conferma il ruolo centrale della farmacia nel Servizio sanitario regionale e dimostra come la prossimità possa tradursi in maggiore equità di accesso alle cure", ha dichiarato il presidente di Federfarma Roma Andrea Cicconetti.
Secondo Cicconetti, il passaggio in farmacia può produrre effetti concreti anche sul piano organizzativo: "Integrare pienamente le farmacie in questo sistema significa semplificare l’accesso alle terapie, ridurre le file e migliorare l’aderenza terapeutica, con ricadute positive anche sulla spesa sanitaria".
L’impostazione è coerente con la linea sostenuta negli ultimi mesi dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha più volte indicato la necessità di "spostare il baricentro dell’assistenza sul territorio" e di rendere più accessibile la dispensazione dei farmaci oggi concentrata nelle strutture pubbliche.
Un modello che resta regionale
La decisione del Lazio, tuttavia, non ha carattere nazionale. La distribuzione dei farmaci rientra infatti tra le competenze organizzative delle Regioni, che possono adottare modelli diversi tra distribuzione diretta, per conto o convenzionata.
Questo significa che scelte come quella sui Pcsk9 possono non essere replicate in altri territori, almeno nel breve periodo. Il risultato è un possibile disallineamento nell’accesso ai farmaci innovativi tra cittadini di diverse Regioni.
La differenziazione tra modelli regionali è prevista dal Titolo V della Costituzione, che attribuisce alle Regioni l’organizzazione dei servizi. Ma questo margine incontra un limite preciso: la garanzia uniforme dei livelli essenziali di assistenza.
In altri termini, può cambiare la modalità di erogazione, ma non il diritto effettivo di accesso alle cure. È su questo equilibrio che si misura la tenuta del sistema, soprattutto quando si tratta di farmaci innovativi e ad alto impatto clinico.
Accesso più semplice, ma equilibrio da trovare
Il passaggio in farmacia può facilitare l’accesso alle terapie, ridurre i tempi e migliorare la continuità assistenziale, soprattutto per pazienti cronici. Non a caso, Federfarma Roma parla di un modello che "può rendere più efficiente il sistema e facilitare l’accesso alle cure".
Allo stesso tempo, la scelta pone una questione di sostenibilità e di governo della spesa, in particolare per farmaci ad alto costo come gli inibitori di Pcsk9, che finora erano gestiti attraverso canali più controllati.
È su questo equilibrio che si giocherà l’evoluzione del modello: da un lato la spinta verso la prossimità e la semplificazione, dall’altro la necessità di mantenere un controllo omogeneo e sostenibile a livello nazionale.
La scelta del Lazio rappresenta quindi un segnale in linea con le indicazioni emerse a livello centrale, ma anche un banco di prova per capire se e come questo approccio potrà essere esteso senza accentuare le differenze tra sistemi regionali.
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