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SPECIALE PNRR - Pnrr e farmaci, tra adattamento e limite: acquisti più rapidi, ma la terapia resta fuori dalla presa in carico digitale

Farmaci Giulio Divo | 17/04/2026 18:30

Il decreto approvato dal Senato interviene sugli acquisti dei farmaci senza concorrenza e accelera sulla telemedicina. Ma tra accesso e gestione della terapia resta uno scarto

L’approvazione al Senato del decreto PNRR offre una chiave di lettura interessante sullo stato attuale della sanità italiana: un sistema che prova ad adattarsi ai propri limiti operativi, ma che fatica ancora a integrare pienamente i diversi livelli della cura. Il punto di osservazione privilegiato è il farmaco.

Acquisti più flessibili per un mercato senza concorrenza

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Da un lato, il decreto interviene in modo diretto sulle modalità di acquisto, riconoscendo una criticità ormai evidente. Nei casi in cui il farmaco è coperto da brevetto e disponibile attraverso un unico produttore, il modello tradizionale delle gare pubbliche mostra tutta la sua rigidità. Procedure pensate per selezionare tra più operatori finiscono per rallentare l’approvvigionamento proprio quando la concorrenza non esiste.

È in questo contesto che si inserisce la possibilità, per le Regioni, di ricorrere più agevolmente a procedure negoziate senza bando: una misura che punta a ridurre i tempi e a garantire continuità terapeutica, adattando le regole degli appalti a un mercato che, in alcuni segmenti, non è competitivo per definizione. È un intervento pragmatico, che affronta un blocco concreto del sistema. Ma non esaurisce il tema.

Telemedicina e presa in carico: il salto digitale

Se si guarda all’altro versante del decreto, osservando quanto deciso sulla sanità digitale, emerge infatti una dinamica diversa. La telemedicina viene rafforzata come strumento di presa in carico, capace di seguire il paziente a distanza, monitorarne i parametri e costruire percorsi assistenziali più continui, soprattutto sul territorio e nelle cronicità.

Il modello che si delinea è quello di una sanità sempre più connessa, in cui il paziente resta all’interno del sistema anche al di fuori dell’ospedale. Tuttavia, proprio in questo passaggio si evidenzia un limite: la gestione della terapia farmacologica resta su un binario separato.

Nel decreto non si interviene in modo esplicito sulla prescrizione a distanza, sull’aderenza terapeutica o sull’integrazione tra monitoraggio digitale ed erogazione dei farmaci. La conseguenza è uno scarto tra due livelli che dovrebbero essere parte dello stesso processo di cura: la continuità assistenziale diventa digitale, mentre la continuità terapeutica resta legata a modelli organizzativi tradizionali.

È qui che il quadro si ricompone.

Sul fronte degli acquisti, il sistema si adatta, introducendo maggiore flessibilità per evitare che la rigidità procedurale si traduca in ritardi nell’accesso alle cure. Sul fronte della presa in carico, invece, l’innovazione corre più velocemente della capacità di integrare la componente terapeutica.

Tra adattamento e limite di sistema

Ne emerge un modello che, per certi aspetti, è capace di vedere e monitorare il paziente in modo sempre più sofisticato, ma che non interviene con la stessa efficacia sulla gestione concreta delle terapie.

Il decreto PNRR, in questo senso, non ridisegna il ruolo del farmaco nel sistema sanitario, ma mette in evidenza una tensione già presente: quella tra un’organizzazione delle cure sempre più integrata sul piano clinico e una filiera del farmaco che continua a seguire logiche proprie.

Una tensione che, se non affrontata, rischia di tradursi in un limite operativo proprio nel punto più delicato: quello in cui il monitoraggio si trasforma in cura.

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