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Il dolore neuromuscolare, un campanello d'allarme

Neurologia Redazione DottNet | 02/02/2025 16:09

E' tanto più acuto quanto più numerose sono le terminazioni nervose che vengono sollecitate

Il periostio, la struttura che riveste le ossa, è la parte più innervata dell’organismo. Ad esso si attaccano i tendini, i ligamenti e talvolta direttamente i ventri muscolari. Proprio per evitare lesioni muscolo-tendinee da eccessiva trazione, il dolore svolge il ruolo di campanello d’allarme. Esso è tanto più acuto quanto più numerose sono le terminazioni nervose che vengono sollecitate. Invece quando la contrazione muscolare si accompagna a spostamenti dei capi articolari come nel cammino, nei movimenti ed altri gesti quotidiani essa si svolge insensibilmente senza arrecare dolore ed il calore che si genera dal consumo di energia serve ad aumentare la vasodilatazione: questa favorisce il trasporto locale dei nutrienti, soprattutto glucosio il cui metabolismo rigenera l’ATP, ed il riassorbimento degli ioni calcio con conseguente rilasciamento muscolare.

Infatti, a differenza di quanto si potrebbe comunemente pensare, la condizione di riposo muscolare è la fase di contrazione (es. "rigor mortis" per arresto della circolazione sanguigna).

La ginnastica aerobica produce più energia (4 ATP) poiché il metabolismo del glucosio in presenza di ossigeno prosegue nei mitocondri (ciclo di Krebs), mentre quella anaerobica produce con la semplice glicolisi meno energia (solo 2 molecole di ATP) ed accumulo di acido lattico che, in soggetti non allenati, può determinare crampi muscolari.

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La contrattura antalgica, caratteristica della lombalgia acuta, determina il cosiddetto "blocco" vertebrale. Non essendo di natura infiammatoria, i FANS (antinfiammatori non steroidei) e i cortisonici (questi ultimi assunti a giorni alterni e non con dosi a scalare per ridurre i loro effetti indesiderati) sono poco efficaci in quanto agiscono grazie al solo loro potere analgesico (il diclofenac e derivati sono più efficaci sotto questo aspetto), mentre gli agenti riscaldanti possono favorire il rilasciamento muscolare. Fondamentale in questo caso l’esercizio fisico, con flessioni ed estensioni della colonna lombare oltre a torsioni laterali coinvolgenti i muscoli paravertebrali, che riconosce percentuali di guarigione intorno all’80% (Lancet).  Infine, è possibile che le deformità articolari, caratteristiche dell’artrite reumatoide, siano secondarie ad una alterata trazione tendinea, potendo beneficiare in tal caso della microchirurgia.  Perciò è improprio parlare di "dolore osseo" o da fragilità ossea, come nella osteoporosi: le ossa si rigenerano 5 volte nella vita (Amprino) e sono le sole parti del corpo umano che resistono indefinitivamente nel tempo anche oltre la morte.

Dott. Giuseppe Cinquepalmi

Convenzionato SSN per la Medicina Generale

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