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I medici di famiglia potranno restare al lavoro (su base volontaria) fino a 71 anni

Medicina Generale Redazione DottNet | 22/04/2025 15:33

La Fimmg prevede che 7.345 medici di base raggiungeranno tra il 2024 e il 2027 il limite di età per la pensione fissato a 70 anni

Le aziende sanitarie potranno prorogare il rapporto con i medici convenzionati anche oltre l’età pensionabile (max 71 anni), fino al 31 dicembre 2026. Una soluzione d’emergenza, figlia della cronica carenza di personale, in attesa della riforma strutturale delle modalità di reclutamento. Via libera all’emendamento della Lega al decreto Pa che apre alla possibilità per i medici di base di lavorare fino a 71 anni. «Le aziende del Servizio sanitario nazionale, fino al 31 dicembre 2026, possono prorogare, con il consenso degli interessati e comunque non oltre un anno successivo al raggiungimento del limite di età previsto dalla legge, il rapporto con il personale medico in regime di convenzionamento con il Ssn», così recita l'emendamento inserito nella legge di conversione del provvedimento.

La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) prevede che 7.345 medici di base raggiungeranno tra il 2024 e il 2027 il limite di età per la pensione fissato a 70 anni. Oggi mancano sul territorio più di 5.500 medici di medicina generale. Non sorprende perciò che in molte regioni, soprattutto quelle più grandi, la ricerca di un medico di famiglia sia diventata una caccia al tesoro. E a fronte degli oltre settemila pensionamenti che la Fimmg vede arrivare la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, anche perché i giovani medici che scelgono di intraprendere questo tipo di carriera sono diventati una manciata. Ogni cittadino iscritto al Ssn ha diritto però a essere assistito da un medico di base, attraverso il quale poter accedere a servizi e prestazioni inclusi nei Lea, i livelli essenziali di assistenza.

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L’accordo collettivo nazionale fissa a 1.500 il numero massimo di assistiti che possono essere seguiti da un medico di famiglia, limite che in casi particolari può essere innalzato a 1.800 pazienti. Secondo i dati del ministero della Salute aggiornati al 2023, oltre la metà dei medici di medicina generale, il 51,7%, ha più di 1.500 assistiti. Circa uno su tre, il 30,7%, si posiziona tra 1.001 e 1.500 assistiti, mentre il 10,5% appartiene alla fascia che va da 501 a 1.000 assistiti e il 5,6% a quella compresa tra 51 e 500 assistiti. Tra le regioni dove è più evidente il sovraccarico di assistiti spicca la Lombardia, con una quota di medici di famiglia con più di 1.500 pazienti che arriva addirittura al 74%. In Veneto l'asticella scende al 68,7%. Non va molto meglio in Campania (58,8%). Nel Lazio si contavano nel 2023 poco più di 4mila medici di base, con 1.257 assistiti ciascuno in media. A marzo il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, aveva fatto notare al Governo, con una nota ufficiale, che nel decreto PA non erano presenti interventi specifici per la Sanità pubblica, esprimendo al riguardo forti perplessità. In particolare, Fedriga aveva denunciato l’assenza di misure in grado di garantire maggiore flessibilità nel reclutamento del personale per le amministrazioni regionali e per il settore sanitario. L'emendamento della Lega ha raccolto l'invito del presidente della Conferenza delle Regioni e, oltre ad allungare la vita lavorativa dei medici di base per far fronte alle carenze, chiede al ministero della Salute di aggiornare, di concerto con il Dipartimento della Funzione pubblica, la disciplina per il reclutamento del personale dirigenziale dei ruoli sanitario, socio-sanitario, professionale, tecnico e amministrativo e del personale non dirigenziale del Ssn.

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