
"La visione ospedalocentrica è sempre più inadeguata e lascia spazio alla medicina di prossimità. Non basta più curare chi arriva: occorre prevedere, intervenire prima, investire nella medicina di iniziativa"
«Il Sistema sanitario italiano è di fronte a un bivio epocale». A tracciarne le coordinate è la professoressa Maria Triassi, che in occasione del congresso "Connettere la Cura: Innovazione, Territorio, Comunità" ha posto l’accento sull’esigenza sulla riorganizzazione della medicina territoriale e sulle sfide e le opportunità che attendono la sanità pubblica nel prossimo decennio: in primis la transizione demografica; visto che, con oltre il 60% degli over 65 affetti da più patologie, l’invecchiamento della popolazione impone un cambio di paradigma.
E non meno importante la considerazione che la visione ospedalocentrica è sempre più inadeguata e lascia spazio alla medicina di prossimità. Non basta più curare chi arriva: occorre prevedere, intervenire prima, investire nella medicina di iniziativa. In occasione del congresso organizzato dal Corpo Internazionale di Soccorso (OdV) sabato 14 giugno al Circolo Nazionale dell’Unione Maria Triassi (che è anche responsabile scientifica del congresso) ha spiegato che «i riferimenti normativi – dal DM 70/2015 al più recente DM 77/2022 – sono chiari e serve una rete integrata di strutture e servizi, un nuovo equilibrio tra ospedale e territorio.
Per Triassi è necessario valorizzarlo come parte integrante della rete di diagnostica territoriale e domiciliare. Fondamentale è anche la creazione di network a bassa-media intensità di cura, in grado di accompagnare l’utente lungo tutto il percorso assistenziale. Nel 2020, la sanità globale ha prodotto oltre 2.3 zettabytes di dati. Eppure, secondo il World Economic Forum, il 97% di queste informazioni resta inutilizzato. «Sfruttare in modo efficiente i dati può migliorare le cure, ottimizzare le risorse, personalizzare i percorsi. Tuttavia, la tecnologia – avverte la professoressa Triassi – non deve sostituire il rapporto umano. L’intelligenza artificiale è un supporto, non un’alternativa. Il nuovo modello assistenziale si scontra con carenze di personale, mancata formazione, disaffezione alla specializzazione e difficoltà di comunicazione con la popolazione. Il PNRR finanzia infrastrutture, ma non sempre garantisce risorse per assumere, aggiornare o formare i professionisti. E senza personale motivato e preparato, nessuna riforma potrà funzionare». Tra gli altri, al congresso sono intervenuti il professor Pasquale Arpaia (esperto di strumenti digitali per la salute), la professoressa Mariarosaria Bucci (specialista in appropriatezza prescrittiva), il dottor Stanislao Napolano (assistenza domiciliare), i dottori Vincenzo Giordano (prevenzione delle malattie infettive), Adriano Caputo (prevenzione cardiovascolare) e Claudia Martinelli (prevenzione oncologica). Ha moderato i lavori Raffaello Masselli, Responsabile delle Politiche Sanitarie del Corpo Internazionale di Soccorso (OdV).
Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.
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