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Interruzione volontaria di gravidanza, cresce il ricorso alla RU486: accesso ancora diseguale tra Regioni

Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.
Sanità pubblica

L’interruzione volontaria di gravidanza in Italia si conferma stabile nei numeri complessivi, ma mostra una trasformazione significativa nelle modalità di accesso e nelle pratiche cliniche. Secondo dati riferiti al 2023 e diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, gli aborti registrati sono stati 65.746, mentre il ricorso alla procedura farmacologica è salito al 59,4%, in aumento rispetto al 52% dell’anno precedente.

Un’evoluzione che riflette un progressivo spostamento verso modalità meno invasive, già consolidate in molti sistemi sanitari europei.

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Differenze territoriali e accesso ai servizi

Accanto a questa crescita, emerge però una forte variabilità nell’accesso ai servizi. In alcune Regioni — come Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata — le difficoltà organizzative portano a fenomeni di mobilità sanitaria, con donne che si spostano verso territori dove l’offerta è più accessibile.

Un elemento che richiama il tema più ampio delle diseguaglianze nell’erogazione delle prestazioni sanitarie sul territorio nazionale. Secondo quanto evidenziato dall’associazione, la possibilità di effettuare la procedura in regime ambulatoriale o nei consultori, prevista dalle linee di indirizzo nazionali, potrebbe contribuire a ridurre tali criticità, ma risulta ancora applicata in modo limitato.

RU486 e organizzazione dei servizi

Nel 2023 solo alcune Regioni — tra cui Lazio, Emilia-Romagna e Toscana — consentivano l’interruzione farmacologica in regime ambulatoriale, e in misura ancora più circoscritta la gestione domiciliare di parte del trattamento.

Un dato che evidenzia come l’adozione delle innovazioni organizzative non sia uniforme, con ricadute sia sull’accesso delle pazienti sia sull’efficienza del sistema.

Obiezione di coscienza e variabilità regionale

Si registra inoltre un lieve calo della percentuale di ginecologi obiettori, passata dal 60,5% al 57%, ma anche in questo caso con forti differenze territoriali. In alcune aree del Paese le percentuali restano elevate: si supera il 90% in Molise, mentre valori superiori al 70% si registrano in diverse Regioni del Sud.

Un quadro che contribuisce a determinare una applicazione non omogenea della Legge 194/1978, non solo tra Regioni, ma anche tra singole aziende sanitarie.

Un tema di sanità pubblica

Nel complesso, i dati riportano l’attenzione su un nodo strutturale del sistema: la distanza tra quadro normativo e reale accesso ai servizi.

Al di là del dibattito etico e politico, il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza si configura quindi come una questione di organizzazione sanitaria, in cui disponibilità dei servizi, modelli organizzativi e distribuzione delle risorse incidono in modo determinante sulla possibilità di esercitare un diritto previsto dalla legge.

Sanità pubblica
Commenti
CC
Carlo Dante Maria Conti
Ci vogliono più obiettori di coscienza
Rispondi
25/05/2026 09:02

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