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L'infettivologo Andreoni, i casi di West Nile sono numerosi, allerta per quelli silenti

Infettivologia

"La febbre da West Nile è una patologia da non sottovalutare. Il problema è che i casi noti sono comunque una minoranza rispetto ai casi 'sommersi' che sono sicuramente rilevabili nei territori colpiti. L'infezione, infatti, decorre con un rapporto di un caso sintomatico ogni 5-10 casi asintomatici". Lo spiega all'ANSA - dopo il decesso di una donna a Latina - Massimo Andreoni, infettivologo e direttore scientifico della Società di malattie infettive e tropicali. Ciò vuol dire, rileva, che "per avere una stima precisa di quanto l'infezione sta circolando, dovremmo testare nelle aree interessate anche i soggetti apparentemente sani, per capire quante persone sono realmente contagiate".    La febbre da West Nile "può essere una malattia altamente patogena con un quadro neuroinvasivo serio nei casi in cui l'infezione si propaga al sistema nervoso centrale colpendo cioè il cervello o il midollo spinale; ma anche quando non è di tipo neuroinvasivo - precisa l'esperto - la West Nile può rivelarsi una malattia grave se colpisce anziani o soggetti fragili, poichè può peggiorare le condizioni generali preesistenti di questi soggetti, essendo una malattia sistemica".

Secondo Andreoni, "presumibilmente la platea di infetti asintomatici è maggiore di quanto si pensi e si ci sono tanti infetti questo significa che c'è una grande circolazione di zanzare trasmettitrici, nella maggioranza dei casi infettatesi da uccelli o equidi malati.

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Più raro è infatti il caso in cui la zanzara contrare il virus dall'uomo e lo trasmette ad altro uomo". Ovviamente, più persone infette ci sono, avverte, "più aumenta anche la percentuale di casi gravi che si possono verificare sul totale e che dovremmo aspettarci nei prossimi giorni, considerando che il periodo di incubazione della malattia è di 7-10 giorni". Dunque, "Riuscire a conoscere il numero reale di soggetti infetti sul territorio consente, di delineare un quadro epidemiologico più chiaro e ci permetterebbe di fare una previsione in termini di numerosità dei casi più gravi che potremmo attenderci a breve termine".   Al momento, conclude l'infettivologo, "la misura più urgente è quella della disinfestazione delle aree interessate, per debellare le zanzare portatrici del virus, ma bisogna vedere come l'infezione procederà per valutare quali provvedimenti prendere: se solo finalizzati alla disinfestazione oppure se mirati anche ad accertamenti epidemiologici più accurati sull'uomo".

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