|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Virus West Nile: un decesso e sette casi confermati nel Lazio, massima allerta nella provincia di Latina

Sei i pazienti ad avere contratto la malattia: non ci sono collegamenti tra loro ma vivono tutti in provincia di Latina
Infettivologia

È morta all’ospedale San Giovanni di Dio di Fondi, nel territorio della provincia di Latina, Filomena Giovangiulio, una donna di 82 anni residente a Nerola, vittima del virus West Nile. La paziente era stata ricoverata il 14 luglio con febbre alta e uno stato confusionale che avevano destato subito preoccupazione nei medici. Purtroppo le sue condizioni si sono rapidamente aggravate fino al decesso, confermando la gravità che questa infezione può assumere soprattutto negli anziani o in presenza di patologie concomitanti. In tutto il Lazio sono sette i casi accertati di infezione da virus West Nile nel corso del 2025, tutti concentrati nella provincia di Latina. Tra questi, due pazienti si trovano in condizioni critiche e sono ricoverati presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, mentre gli altri quattro mostrano un miglioramento clinico e sono costantemente monitorati dal personale sanitario.

Questi numeri, ha sottolineato la Regione, rientrano nell’andamento epidemiologico atteso e coerente con gli anni precedenti.

Per contenere la diffusione e gestire tempestivamente eventuali nuovi casi, la Regione Lazio ha attivato dal 17 luglio un piano rafforzato di sorveglianza e monitoraggio che coinvolge strutture sanitarie, medici e autorità locali. Tale piano è stato messo in atto in sinergia con il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Nazionale Sangue e il Centro Nazionale Trapianti, sotto la guida del Gruppo Operativo Arbovirosi. A tal proposito, Maria Rosaria Campitiello, Capo del Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute, ha dichiarato che il Ministero è impegnato in un controllo costante della situazione epidemiologica, garantendo che tutte le misure previste dal Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi 2020-2025 vengano attuate senza ritardi. Questo coordinamento è fondamentale per la corretta gestione dei casi e per la prevenzione di eventuali focolai.

pubblicità

Il virus West Nile si trasmette esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette, in particolare di specie appartenenti al genere Culex pipiens, note per essere attive soprattutto nelle ore notturne, dal tramonto all’alba. Il principale serbatoio del virus sono gli uccelli selvatici, mentre gli esseri umani e i cavalli rappresentano ospiti accidentali che possono contrarre l’infezione. Importante è ribadire che non esiste trasmissione diretta tra persone: il contagio avviene solo tramite la zanzara vettore, quindi il virus non si diffonde da individuo a individuo attraverso il contatto o via aerea. La Regione Lazio ha evidenziato che, nell’area della provincia di Latina, la zanzara Culex pipiens predilige come habitat larvale canali di irrigazione di piccole e medie dimensioni, canalette di scolo e altre raccolte d’acqua stagnante che si trovano comunemente nelle campagne e lungo le strade. Per questo motivo, i Comuni interessati hanno già iniziato interventi di bonifica ambientale mirati a eliminare questi focolai e contenere la popolazione di zanzare.

Il piano regionale di contrasto prevede inoltre una stretta collaborazione con i medici di famiglia, pediatri, specialisti del pronto soccorso e veterinari, per garantire una rapida diagnosi e gestione dei pazienti. I medici sono invitati a considerare l’infezione da virus West Nile come possibile causa in caso di febbre improvvisa e di sintomi neurologici sospetti quali encefaliti o meningiti. Contestualmente, viene effettuata una sorveglianza sierologica negli allevamenti equini vicini ai focolai, con lo scopo di monitorare la circolazione virale anche negli animali.

Il Ministero della Salute ha ribadito l’importanza della prevenzione individuale, invitando la popolazione a seguire semplici ma efficaci accorgimenti per evitare le punture di zanzare: l’uso di repellenti, abbigliamento adeguato con maniche lunghe e pantaloni lunghi nelle ore serali e notturne, zanzariere alle finestre, e la rimozione frequente di acqua stagnante da vasi, secchi e contenitori all’aperto. Questi comportamenti sono fondamentali per ridurre il rischio di infezione, considerando che la maggior parte delle persone contagiate non manifesta sintomi evidenti, ma un piccolo numero può sviluppare gravi complicanze, soprattutto anziani e soggetti fragili.

Infine, la Regione Lazio ha richiamato l’attenzione su come, in questa stagione, sia indispensabile mantenere alta la guardia, soprattutto nelle zone rurali e periurbane della provincia di Latina, dove la presenza di focolai larvali rappresenta il terreno ideale per la riproduzione delle zanzare vettore. Solo con un impegno congiunto tra istituzioni, operatori sanitari e cittadini sarà possibile limitare la diffusione del virus e tutelare la salute pubblica.

Un fenomeno con radici nel tempo: il virus West Nile in Italia

Il virus West Nile non è una novità in Italia. Sin dagli anni Duemila, episodi isolati e focolai localizzati si sono susseguiti, con una maggiore intensificazione negli ultimi quindici anni. Il primo caso umano accertato nel nostro Paese risale al 2008, quando una serie di infezioni nella Pianura Padana mise in allerta le autorità sanitarie. Da allora, il virus ha mostrato un progressivo radicamento soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro, dove condizioni climatiche e ambientali favoriscono la proliferazione delle zanzare Culex. Negli ultimi anni, con l’aumento delle temperature medie e le alterazioni climatiche, si è assistito a un allungamento del periodo di attività delle zanzare vettore, contribuendo a una maggiore diffusione del virus. Per questo motivo, le regioni del Centro-Sud, Lazio incluso, sono diventate teatro di focolai che, seppur meno numerosi rispetto al Nord, richiedono una vigilanza continua. L’andamento dei casi umani è strettamente correlato alle condizioni ambientali e all’efficacia delle misure di prevenzione e controllo adottate da ciascuna regione. Negli ultimi anni, l’implementazione di sistemi di sorveglianza integrata che coinvolgono sanità umana, veterinaria e monitoraggio ambientale ha permesso di intervenire tempestivamente, riducendo il rischio di epidemie su larga scala.

Il quadro nazionale e le strategie future

A livello nazionale, il Ministero della Salute coordina una rete di monitoraggio che integra dati provenienti da tutte le regioni italiane, consentendo di mappare la diffusione del virus e individuare tempestivamente le aree a rischio. La sinergia tra le diverse istituzioni sanitarie e le amministrazioni locali è considerata fondamentale per la gestione efficace del fenomeno. Le strategie future puntano non solo a migliorare la tempestività della diagnosi e la capacità di risposta clinica, ma anche a sviluppare nuovi strumenti per la prevenzione, inclusi metodi innovativi di controllo delle popolazioni di zanzare e campagne informative mirate a sensibilizzare la popolazione sull’importanza delle pratiche di prevenzione individuale e ambientale. La sfida rimane aperta e richiede uno sforzo congiunto, soprattutto in vista dei cambiamenti climatici che potrebbero amplificare ulteriormente il rischio di trasmissione del virus West Nile in Italia e nel Mediterraneo.

Infettivologia
Commenti
CC
Cesare Franco Caruso
che la prevenzione parte PRINCIPALMENTE dalla disinfestazione che se fatta più volte l'anno si potrebbe ridurre a zero la trasmissione del virus,ma per i comuni la priorità sono "le rotatorie" anche se spesso inutili !!!!!!!!!!
Rispondi
21/07/2025 07:24
2 Risposte

I Correlati

West Nile, Ecdc: Italia Paese più colpito, qui 82% dei casi in Europa
Infettivologia
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Ebola, una minaccia ancora aperta: perché il virus continua a sfidare la sanità globale
Infettivologia
Ebola, una minaccia ancora aperta: perché il virus continua a sfidare la sanità globale
Nonostante vaccini efficaci e nuove terapie, la malattia da virus Ebola resta una delle infezioni emergenti più complesse da controllare per letalità, modalità di trasmissione e limiti infrastrutturali nei Paesi colpiti.
HIV e infezioni sessualmente trasmissibili, Anlaids rilancia i servizi per l’estate: “La prevenzione non va in vacanza”
Infettivologia
HIV e infezioni sessualmente trasmissibili, Anlaids rilancia i servizi per l’estate: “La prevenzione non va in vacanza”
Counseling, test gratuiti e supporto psicologico disponibili tutto l’anno. L’associazione richiama l’attenzione sull’importanza dell’informazione e della consapevolezza durante il periodo estivo.

Siamo oltre 150.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.

Lorem Ipsum dolor sit amet faucibus in tincidunt.

Lorem Ipsum dolor sit amet

Lorem Ipsum dolor sit amet consectetur.