
Uno studio evidenzia come l'isolamento sociale e la sofferenza fisica siano strettamente correlati
Un nuovo studio condotto dai ricercatori della City St George’s University of London, ha rivelato la forte correlazione tra solitudine e dolore fisico in 139 paesi, evidenziando il ruolo significativo del disagio psicologico. L'articolo, pubblicato su Scientific Reports, ha analizzato i dati di 256.760 persone di età compresa tra i 15 e i 100 anni, raccolti nel Gallup World Poll del 2023 e del 2024. I risultati evidenziano come le persone che hanno dichiarato di sentirsi sole mostravano una probabilità di provare dolore fisico doppia rispetto a quelle che non si sentivano tali.
I ricercatori hanno scoperto che la solitudine era anche associata a una maggiore probabilità di segnalare problemi di salute e disagio psicologico.
È stato inoltre riscontrato che le persone sole spesso possiedono un'istruzione di livello elementare: hanno meno spesso un lavoro a tempo pieno, sono più propense a lavorare part-time pur desiderando lavorare a tempo pieno, a essere disoccupate o fuori dalla forza lavoro e ad avere un reddito personale medio inferiore rispetto alle persone non sole. È importante sottolineare che queste associazioni sono state riscontrate in tutte le fasce d'età ed erano più pronunciate nelle donne che negli uomini. Mentre le persone anziane sono risultate più inclini a provare solitudine, dolore e problemi di salute, la relazione tra solitudine e dolore era comunque costante in tutte le fasce d'età.
La dottoressa Macchia ha affermato: "I nostri risultati mostrano una forte associazione tra solitudine e dolore fisico, che era in larga misura spiegata statisticamente dal disagio psicologico e, in misura minore, dalla salute fisica e dallo svantaggio socio-economico. È importante sottolineare che queste associazioni variavano in intensità da un paese all'altro, indicando l'importanza dei fattori culturali". Lo studio sottolinea il peso globale della solitudine, con il 22,7% degli intervistati che ha dichiarato di essersi sentito "molto" solo il giorno prima dell'indagine. Le persone sole erano anche più propense a dichiararsi single, separate, divorziate o vedove, ad avere un reddito e un livello di istruzione più bassi e ad essere disoccupate o sottoccupate.
La ricerca evidenzia come la solitudine non sia semplicemente una questione di mancanza di contatti sociali, ma sia collegata a una salute più precaria e a un benessere ridotto in senso più ampio. Nonostante molte persone sole abbiano dichiarato di avere amici o parenti su cui contare, o di essere soddisfatte delle opportunità di incontrare persone, l'associazione con il dolore è rimasta significativa, suggerendo che la solitudine può persistere anche in presenza di legami sociali. I risultati hanno anche rivelato notevoli differenze tra i vari paesi, suggerendo che il contesto culturale gioca un ruolo chiave nel modo in cui la solitudine, il dolore e l'angoscia vengono vissuti e segnalati. Mentre alcuni dei paesi più poveri hanno registrato i tassi più elevati di solitudine, dolore e angoscia, le associazioni non hanno seguito chiaramente i modelli di sviluppo economico, indicando invece l'influenza delle norme culturali, delle strutture sociali e delle aspettative. Gli autori sostengono che la solitudine debba essere affrontata come una sfida sanitaria globale multiforme. Gli interventi, suggeriscono, non dovrebbero concentrarsi solo sul miglioramento delle relazioni sociali, ma anche sull'affrontare il disagio psicologico e le disuguaglianze socio-economiche. Il documento conclude che la solitudine è "potenzialmente dolorosa e multiforme", colpisce gli individui in tutto il mondo e richiede ulteriori ricerche interculturali e longitudinali per informare interventi più efficaci.
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