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Psichiatria e sicurezza, i servizi: “Così si scarica sui reparti un problema irrisolto”

Dopo l’omicidio avvenuto in un reparto di psichiatria a Rieti, i servizi chiedono una riforma della legge che ha chiuso gli Opg. “Pazienti pericolosi trattenuti senza risorse e tutele. Così aumentano i rischi e lo stigma”.
Psichiatria

Il recente episodio di cronaca avvenuto in un reparto di psichiatria a Rieti, dove un paziente in attesa di trasferimento in una Rems ha ucciso un altro degente, riporta al centro dell’attenzione una criticità che i servizi di salute mentale denunciano da tempo: la gestione dei pazienti autori di reato e socialmente pericolosi dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Un fatto di cronaca grave, che secondo rappresenta l’espressione di una fragilità strutturale del sistema.

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Reparti ordinari chiamati a gestire funzioni improprie

A intervenire sono i presidenti del Coordinamento nazionale dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura, Emi Bondi e Giancarlo Cerveri, che chiedono ai ministeri della Salute e della Giustizia di avviare un percorso di riforma della normativa che ha portato alla chiusura degli Opg.

"Due eventi molto simili mostrano reparti ospedalieri di psichiatria costretti a trattenere individui pericolosi socialmente, senza tutele, senza risorse dedicate e senza la possibilità di garantire cure adeguate e sicurezza per pazienti e operatori".

Il riferimento è anche a quanto accaduto a Pisa nel 2023, con l’uccisione della psichiatra Barbara Capovani, episodio che aveva già sollevato interrogativi analoghi.

La chiusura degli Opg e le "ipocrisie" della riforma

Secondo il Coordinamento, la legge che ha chiuso gli ospedali psichiatrici giudiziari, pur ispirata a principi condivisibili, è stata attuata senza costruire un sistema alternativo realmente adeguato. "La riforma è stata costruita su enormi ipocrisie perché le persone coinvolte in questi percorsi sono state di fatto scaricate sui servizi di salute mentale, senza preoccuparsi dell’impatto sul sistema sanitario, sulla sicurezza dei pazienti già in cura e sulla tutela dei lavoratori", affermano Bondi e Cerveri.

Una criticità che riguarda l’intera équipe: infermieri, psicologi, assistenti sociali, educatori.

Reparti più esposti e carenza di strutture dedicate

I dati ministeriali, ricordano i presidenti del Coordinamento, indicano i reparti di psichiatria come tra i luoghi ospedalieri più esposti al rischio di aggressioni. Una condizione aggravata dall’assenza di informazioni certe sul numero di persone in attesa di una collocazione nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza e su quanti soggetti non imputabili e pericolosi socialmente siano seguiti sul territorio.

Altri Paesi con problemi simili, come Germania e Regno Unito, hanno superato il modello degli Opg realizzando strutture dedicate per persone con gravi patologie psichiatriche autrici di reato, in grado di coniugare cura e sicurezza. In Italia, secondo i servizi, questo passaggio resta incompiuto.

Un effetto collaterale: più stigma, non meno

C’è infine un aspetto meno visibile ma rilevante. La gestione impropria di situazioni ad alta complessità nei reparti ordinari di psichiatria finisce per alimentare una narrazione distorta della malattia mentale, associandola automaticamente alla pericolosità.

Un paradosso per un sistema che, chiudendo gli Opg, aveva dichiarato di voler superare lo stigma. "Scaricare sui servizi di salute mentale problemi irrisolti di sicurezza e giustizia rischia di produrre l’effetto opposto: aumentare la paura, isolare ulteriormente i pazienti e mettere in difficoltà i servizi".

La richiesta di una riforma mirata

Da qui l’appello per una revisione della legge 81 del 2014, in linea con quanto già indicato anche dalla Corte Costituzionale, per costruire un assetto che garantisca davvero cure appropriate e sicurezza, senza delegare ai reparti di psichiatria generale responsabilità che non possono sostenere.

Psichiatria
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