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Salute mentale, il Piano atteso da 13 anni: 30 milioni per assunzioni e focus sui giovani

Sanità pubblica Redazione DottNet | 04/02/2026 16:46

Via al Piano nazionale salute mentale: risorse per assunzioni e minori, ma la sfida resta superare frammentazione e disuguaglianze territoriali.

Dopo tredici anni di attesa, il Piano nazionale per la salute mentale entra finalmente nella programmazione sanitaria. A illustrarne i contenuti è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto al question time alla Camera, sottolineando come la Legge di bilancio 2026 abbia previsto risorse dedicate, con un’attenzione specifica alla salute mentale in età evolutiva.

"Abbiamo ragazzi che soffrono e famiglie allo stremo, non possiamo più guardare dall’altra parte", ha affermato il ministro, spiegando che per il 2026 sono previsti circa 85 milioni di euro, di cui 30 vincolati ad assunzioni mirate di professionisti sanitari, in particolare per seguire bambini e adolescenti con disagio psichico.

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Il Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030 prevede un finanziamento progressivo: 80 milioni nel 2026, 85 milioni nel 2027, 90 milioni nel 2028 e 30 milioni annui a partire dal 2029. Una quota stabile – 30 milioni l’anno – sarà destinata ad assunzioni a tempo indeterminato di medici, psicologi ed educatori, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la continuità assistenziale.

Dati, reti e disuguaglianze territoriali

Tra i primi obiettivi indicati dal ministro figura il superamento della frammentazione informativa. È stato sviluppato il Sistema informativo della salute mentale in età evolutiva, ma resta aperta la necessità di tracciare l’intero percorso di cura, dagli ambulatori ai servizi semiresidenziali.

Altro nodo critico è rappresentato dalle disuguaglianze territoriali. In molte aree del Centro e del Sud, la carenza di posti letto specialistici determina ricoveri impropri: adolescenti accolti in reparti per adulti o in pediatrie generaliste. Una situazione definita "inaccettabile" dallo stesso Schillaci, che ha ribadito la necessità di monitoraggi stringenti sull’utilizzo delle risorse da parte delle Regioni.

Sul fronte epidemiologico, il ministro ha ricordato l’aumento dell’uso di psicofarmaci in età evolutiva, pur restando l’Italia sotto la media europea. Un dato che, secondo il dicastero, non va letto come effetto isolato della pandemia, ma come segnale di un disagio intercettato troppo tardi, da qui l’enfasi sul riconoscimento precoce dei disturbi del neurosviluppo e sul rafforzamento della rete coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità.

Disturbi alimentari: risorse sì, ma senza organizzazione non bastano

Nel corso del question time, Schillaci è intervenuto anche sul tema dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, definendoli patologie clinicamente complesse che richiedono una risposta sistemica. Secondo le stime del Centro nazionale per l’eccellenza clinica dell’ISS, gli assistiti sono oltre 14.000, ma i numeri reali sarebbero significativamente più alti.

È stata quindi avviata un’indagine epidemiologica nazionale per aggiornare i dati di prevalenza e mappare la rete dei servizi dedicati. Sul piano finanziario, il Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi alimentari ha già stanziato 15 milioni nel 2022, 10 milioni nel 2023 e nel 2024, sostenendo i piani regionali e il rafforzamento dei servizi. A questi si aggiunge l’aggiornamento dei Lea, con l’inserimento di prestazioni specifiche per anoressia e bulimia, ora strutturalmente erogabili a carico del Ssn.

"Le risorse, però, senza organizzazione non servono", ha concluso il ministro. Il passaggio chiave resta la costruzione di équipe multidisciplinari e la continuità tra neuropsichiatria infantile e servizi per adulti, in un’area clinica in cui l’esordio precoce e la cronicità rendono il fattore tempo decisivo.

Nel complesso, il Piano segna un cambio di passo atteso da anni. La vera partita, tuttavia, si giocherà sull’attuazione, cioè sulla capacità delle Regioni di tradurre le risorse in servizi, sulla riduzione delle disuguaglianze e sulla misurabilità degli esiti. È su questo terreno che il rilancio della salute mentale sarà chiamato a dimostrare la propria tenuta.

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