
Torna l’evento dedicato al diabete tipo 1. Un’occasione per unire esperti e comunità e condividere aggiornamenti clinici e strumenti per gestire la malattia.
Diabethon è l’evento annuale promosso dalla Fondazione Italiana Diabete (FID) dedicato alla ricerca, alla prevenzione e alla gestione clinica del diabete tipo 1. Un’occasione in cui confrontarsi con i massimi esperti nella cura e scoprendo dal loro racconto live le ultime novità su come prevenire la patologia e come trattarla con terapie innovative così da bloccarne o rallentarne l’esordio.
Il maxi evento FID riunisce specialisti, istituzioni, famiglie e volontari in una maratona di due giorni. In collaborazione con l’agenzia di eventi Superbello, l’edizione 2025, che ha il patrocinio del Municipio 1 del Comune di Milano, si svolgerà il 13 e il 14 dicembre, presso la Casa di Quartiere Garibaldi, in Corso Garibaldi 27.
Diabethon è nato nel 2020 come iniziativa digitale a supporto dei pazienti durante il pieno lockdown. Successivamente l’evento si è trasformato in una piattaforma nazionale di incontro tra scienziati, pazienti e istituzioni. Quest’anno saranno ben 30 i partecipanti tra scienziati, clinici, psicologi, dietisti, trainer, sportivi, esperti e persone che hanno vissuto e vivono la malattia ogni giorno.
Alla base c’è l’obiettivo di favorire un dialogo semplice e diretto tra cittadini e specialisti, mettendo a disposizione aggiornamenti scientifici, sessioni educative sulla gestione quotidiana della malattia.
Prospettive di un vaccino e implementazione degli screening
Tra i momenti più attesi, sabato 13 dicembre alle 14:20, l’intervento di Emanuele Bosi dell’IRCCS San Raffaele ed Ezio Bonifacio dell’Università di Dresda e di Monaco di Baviera. Insieme presenteranno gli sviluppi relativi a un potenziale vaccino mirato a prevenire il diabete di tipo 1 attraverso la modulazione precoce della risposta autoimmune.
A seguire, il dibattito sulla Legge 130 offrirà un aggiornamento sullo stato di implementazione degli screening di popolazione. Andrea Scaramuzza, responsabile della diabetologia pediatrica dell’ASST di Cremona, ed Emanuele Bosi illustreranno i più recenti risultati sull’efficacia degli screening mirati nel ridurre il rischio di chetoacidosi.
Innovazioni terapeutiche
La plenaria scientifica del sabato pomeriggio sarà dedicata alle frontiere per le terapie del diabete tipo 1. Claudio Maffeis e Claudia Piona dell’Università di Verona, presenteranno l’esperienza del centro di diabetologia pediatrica di Verona, primo in Italia per infusioni di Teplizumab, anticorpo monoclonale in grado di ritardare l'esordio del diabete di tipo 1 nei soggetti in fase presintomatica.
Inoltre, sarà presente anche una famiglia che ha deciso di sottoporre la propria figlia all’infusione del farmaco. O ancora le tavole rotonde sulle ultime frontiere terapeutiche, dalle cellule T-reg, oggetto del Nobel per la Medicina 2025, con Paolo Monti del San Raffaele Diabetes Research Institute, ai risultati molto promettenti di uno degli studi clinici del 2025 sulle terapie che cambiano il corso della malattia, presentati da Chantal Mathieu, dell'Università di Leuven, tra le figure più imminenti della diabetologia mondiale.
Trapianti e cellule staminali: verso una cura definitiva
Ad offrire un excursus di tutte le ultime novità dal mondo della ricerca, Federico Bertuzzi, Responsabile della Diabetologia e del Centro di produzione delle isole dell’Ospedale Niguarda di Milano, e Hanne Scholz dell’Università di Oslo, autrice del primo trapianto sull’uomo di isole geneticamente modificate per non farsi riconoscere dal sistema immunitario, evitando quindi l’immunosoppressione.
La direttrice della Ricerca Europea di Breakthrough T1D, Carmen Hurtado dal Pozo, annuncerà la nascita del primo consorzio europeo per favorire la ricerca sul trapianto di isole pancreatiche e sull'uso di cellule staminali: istituzioni europee, aziende e fondazioni stanzieranno un finanziamento congiunto di 18 milioni di euro in 5 anni, a cui contribuirà, unica in Italia, anche FID. Il tutto senza tralasciare il ruolo ormai irrinunciabile dei pazienti per accelerare l’arrivo di queste terapie.
Ampio spazio sarà dedicato alla comunità delle persone con diabete, alle loro testimonianze ed esperienze condivise. I Team FID porteranno la loro voce e il loro spirito di squadra dentro la plenaria: un momento dedicato a chi vive ogni giorno il diabete tipo 1 e contribuisce a costruire una rete di solidarietà e motivazione.
La plenaria ospiterà, inoltre, un confronto sulle tecnologie attese il prossimo anno e sul loro utilizzo, con Tadej Battelino dell’Università di Lubiana, uno dei massimi esperti mondiali del settore, membro del Comitato Scientifico di FID, come gran parte degli scienziati presenti.
La sessione di sabato sarà conclusa da due momenti molto attesi: "Chiedi al diabetologo" in cui tutti i presenti potranno fare domande ai clinici per risolvere i dubbi di gestione più pressanti e la consegna dei FID Awards, i premi ai volontari che sostengono ogni giorno la missione della Fondazione.
Le giornate di sabato e domenica saranno arricchite anche da sessioni formative pratiche, dedicate a tre grandi aree. Mente: incontri guidati da psicologi dedicati al benessere emotivo di genitori, bambini, ragazzi e adulti con DT1, con sessioni di confronto e mindfulness.
Pancia: un percorso intensivo sulla conta dei carboidrati, con livelli progressivi pensati per migliorare la gestione quotidiana del diabete. Corpo: masterclass di sport e diabete per ragazzi e adulti, con un focus su attività fisica, autogestione e preparazione dei runner del Team FID.
Nicola Zeni, Presidente FID dichiara: "Diabethon rappresenta un momento fondamentale per mettere al centro le persone con diabete e l’importanza della ricerca scientifica. Ogni partecipante, ogni volontario e ogni sostenitore contribuisce a portare avanti il nostro impegno: accelerare lo sviluppo di nuove terapie e avvicinarci sempre di più a una cura definitiva al diabete tipo 1. Siamo orgogliosi di vedere come questa iniziativa, anno dopo anno, continui a crescere, fornendo informazioni utili per gestire al meglio la malattia e soprattutto unendo scienza e comunità".
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