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Diritto alla salute sotto pressione: riforme avviate, ma l’accesso alle cure resta diseguale

Al convegno al Ministero della Salute, Cittadinanzattiva segnala criticità su liste d’attesa, carenze di personale e disuguaglianze territoriali.
Sanità pubblica

Nel corso dell’evento "L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa", svoltosi presso il Ministero della Salute, Cittadinanzattiva ha presentato il Rapporto Civico sulla Salute e il Rapporto sulle Politiche della Cronicità, tracciando un quadro critico sullo stato di attuazione del diritto alla salute in Italia.

Dai dati emerge come, nonostante le riforme avviate negli ultimi anni, l’accesso alle cure resti una delle principali fragilità del Servizio sanitario nazionale. I temi sono noti: liste d’attesa prolungate, carenza di personale e profonde disomogeneità territoriali mettono a rischio l’effettività del diritto stesso, ampliando divari territoriali.

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L’analisi riconosce i primi effetti di interventi come il contenimento dei tempi di attesa, il rafforzamento dell’assistenza territoriale, l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e l’ampliamento degli screening e del calendario vaccinale. Tuttavia, il quadro restituisce un sistema ancora segnato da forti squilibri nell’erogazione dei servizi, che incidono direttamente sulla possibilità per i cittadini di ricevere cure in tempi e modi appropriati.

Liste d’attesa e disuguaglianze territoriali

Le difficoltà di accesso alle prestazioni rappresentano oggi la criticità più grave e sentita del Servizio sanitario nazionale. Quasi la metà delle segnalazioni raccolte nel Rapporto civico 2025 riguarda le liste d’attesa per esami diagnostici, prime visite e interventi chirurgici che, in molti casi, superano di mesi i tempi previsti. Dai dati raccolti emerge che nel 2024 si arriva ad attendere fino a 360 giorni per una TAC torace, oltre 500 giorni per una risonanza magnetica all’encefalo o per una visita oculistica, e fino a 720 giorni per una colonscopia.

L’accesso civico generalizzato promosso da Cittadinanzattiva per verificare l’attuazione della normativa sulle liste d’attesa ha restituito un quadro fortemente disomogeneo. Solo una parte delle Regioni ha fornito dati completi e trasparenti sull’organizzazione delle agende di prenotazione e sui percorsi di tutela, mentre in altri casi le informazioni sono risultate parziali o del tutto assenti. Ne emerge che la possibilità di ottenere una prestazione entro i tempi previsti continua a dipendere in larga misura dalla Regione di residenza, con un divario evidente tra Centro-Nord e Sud.

Anche i dati della Piattaforma nazionale Agenas mostrano criticità rilevanti. In molti casi le prestazioni non vengono accettate alla prima disponibilità proposta dal sistema di prenotazione, segno che le date offerte non rispondono ai bisogni dei cittadini o comportano spostamenti difficilmente sostenibili. Il rispetto dei tempi massimi è garantito solo per circa la metà delle prestazioni, con sforamenti significativi anche nelle classi di priorità più elevate.

Cronicità e spesa privata: quando la cura diventa un privilegio

Le difficoltà di accesso incidono in modo particolarmente pesante sui pazienti cronici e rari. Il Rapporto sulle politiche della cronicità evidenzia che i tempi di attesa rappresentano la principale criticità segnalata, tanto da spingere molti pazienti a rinunciare a visite ed esami nel corso dell’ultimo anno. A questo si associa un crescente ricorso alla spesa privata, spesso per farmaci, visite specialistiche e prestazioni non disponibili nei tempi del Servizio sanitario nazionale.

Per chi convive con una patologia cronica o rara, la presa in carico diventa così sempre più onerosa, soprattutto nelle fasce di popolazione economicamente più fragili. Le disuguaglianze emergono anche nella distribuzione dei servizi di prossimità, con una parte significativa delle associazioni che giudica ancora poco efficace il modello di assistenza territoriale delineato dal DM 77.

Assistenza territoriale e domiciliare: una riforma ancora incompleta

I dati raccolti da Cittadinanzattiva mostrano una realtà frammentata anche nell’assistenza domiciliare integrata. Non tutti cloro che ne avrebbero bisogno riescono ad accedere al servizio e i tempi di avvio risultano variabili. Anche quando l’assistenza viene attivata, il coordinamento tra interventi sanitari e sociali è spesso giudicato insufficiente.

L’analisi delle risposte delle Regioni agli accessi civici rivela inoltre una scarsa trasparenza sull’utilizzo delle risorse e sulla qualità dei servizi erogati. In molti casi mancano dati essenziali per valutare l’effettivo impatto degli investimenti, compresi quelli legati al PNRR, rendendo difficile misurare i risultati delle riforme in corso.

La richiesta: un nuovo Piano sanitario nazionale

Alla luce di questo quadro, Cittadinanzattiva sottolinea la necessità di un cambio di passo nella governance del sistema sanitario. Il Servizio sanitario nazionale viene indicato come lo strumento più efficace per contrastare le disuguaglianze e garantire la salute come diritto universale, ma solo a condizione di un pieno coinvolgimento dei cittadini e di una reale attuazione delle riforme.

Tra i nodi ancora aperti viene richiamata l’assenza di un Piano sanitario nazionale, fermo al 2008, insieme alla necessità di garantire in modo uniforme sul territorio i Livelli essenziali di assistenza, accelerare l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale e investire in modo strutturale sul personale sanitario. L’obiettivo indicato è superare una gestione emergenziale e restituire centralità a una visione della salute fondata sulle persone, sui loro bisogni e su una responsabilità condivisa tra istituzioni, professionisti e cittadini.

Sanità pubblica
Commenti
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Basterebbe copiare il sistema sanitario danese
Rispondi
17/12/2025 18:59

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