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Liste d’attesa infinite, la sanità pubblica sotto pressione: un italiano su tre sceglie il privato

Sanità pubblica Redazione DottNet | 12/01/2026 15:25

L’indagine Nomisma per l’Osservatorio Sanità UniSalute fotografa il disagio dei cittadini: cure apprezzate, ma tempi troppo lunghi spingono verso soluzioni alternative

Sempre più italiani scelgono la sanità privata non per sfiducia nella qualità del Servizio sanitario nazionale, ma per una ragione molto concreta: tagliare i tempi di attesa. È il quadro che emerge dall’ultima indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, che restituisce l’immagine di un sistema pubblico percepito come competente, ma spesso incapace di rispondere con tempestività ai bisogni di cura.

Secondo i dati, il 30% degli italiani dichiara di essersi rivolto più spesso al privato nell’ultimo anno, mentre solo il 18% afferma di aver gestito visite e prestazioni legate a una malattia prevalentemente attraverso il sistema pubblico. Un segnale chiaro di un cambiamento nelle abitudini di accesso alle cure, guidato più dalla necessità che dalla scelta.

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Il nodo critico è rappresentato dalle liste d’attesa. Oltre tre italiani su quattro (76%) indicano proprio i tempi come il principale motivo per cui la sanità pubblica non riesce a soddisfare pienamente i loro bisogni. Il 71% è convinto che le attese siano peggiorate rispetto a due o tre anni fa, mentre quasi un cittadino su due (49%) segnala la carenza di posti disponibili e il 35% lamenta difficoltà nelle procedure di prenotazione.

I numeri parlano chiaro: se nel privato il 59% degli utenti riesce a ottenere una prestazione in pochi giorni, nel pubblico il 43% ha dovuto attendere almeno tre mesi, e nel 18% dei casi l’attesa ha superato addirittura i sei mesi. Non sorprende, quindi, che il 60% di chi ha scelto il privato lo abbia fatto per ridurre drasticamente i tempi, seguito da chi cercava una maggiore flessibilità di date e orari (32%).

Eppure, la qualità del Servizio sanitario nazionale non è in discussione. Anzi, l’indagine registra segnali positivi: il 54% degli intervistati si dichiara soddisfatto delle cure ricevute, in crescita rispetto al 47% della rilevazione precedente, e il 39% continua a considerare la sanità pubblica italiana tra le migliori al mondo. Tuttavia, la fiducia non basta quando l’accesso alle prestazioni diventa un percorso a ostacoli. Per il 59% del campione, infatti, il SSN da solo non è stato sufficiente a coprire tutte le esigenze di cura, con un picco del 77% nel Sud, dove il disagio appare più marcato.

La richiesta che arriva dai cittadini è chiara: ridurre i tempi di attesa per ricoveri, visite ed esami è la priorità assoluta del sistema sanitario, come afferma il 66% degli intervistati. Ma non solo. Quasi due italiani su tre (63%) vedono con favore una maggiore integrazione tra sanità pubblica e privata per alleggerire la pressione sul SSN, mentre il 59% considera positivamente anche un ricorso più ampio alla telemedicina e alle soluzioni digitali per l’assistenza a distanza.

Il messaggio che emerge dall’indagine è netto: gli italiani continuano a credere nel valore universale della sanità pubblica, ma chiedono tempi certi e risposte rapide. In assenza di interventi strutturali sulle liste d’attesa, il rischio è che il ricorso al privato diventi non più una scelta temporanea, ma una necessità sistemica, con conseguenze profonde sull’equità di accesso alle cure.

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