
Uno studio dell’Imperial College London mostra che il 65% dei dubbiosi sui vaccini Covid ha cambiato idea. Resta invece stabile l’opposizione anti-vaccino.
La diffidenza verso i vaccini anti-Covid non è stata opposizione intransigente e unitaria. A distanza di anni dall’avvio delle campagne vaccinali, i dati mostrano come una parte rilevante dello scetticismo iniziale si sia ridotta, mentre solo un nucleo ristretto di opposizione ideologica è rimasto sostanzialmente impermeabile. È questo il panorama culturale che emerge da uno studio dell’Imperial College London, pubblicato su The Lancet, basato sull’analisi di oltre un milione di cittadini britannici.
Esitazione non è rifiuto: il dato che cambia la lettura
Secondo lo studio, il 65% delle persone che nel 2021 nutrivano dubbi sulla vaccinazione anti-Covid ha poi scelto di vaccinarsi. Un dato che si oppone a una narrazione pubblica troppo semplicistica: la maggioranza dei dubbiosi o dei restii non era contraria ai vaccini in quanto tali, ma esprimeva essenzialmente timori legati alla novità, alla sicurezza e ai possibili effetti collaterali.
Nel complesso, i tassi di esitazione sono diminuiti in modo marcato nel tempo, passando da un picco iniziale dell’8% a un minimo dell’1,1%. Un calo che si accompagna con la diffusione dei vaccini, l’accumularsi di evidenze di sicurezza e - non ultima - l’esperienza diretta di milioni di persone.
Le paure più diffuse: sicurezza ed effetti a lungo termine
Il dubbio principale individuato dallo studio riguardava il timore di effetti collaterali, sia nel breve sia nel lungo periodo. In alcuni gruppi, come le donne in gravidanza, questa preoccupazione si intrecciava con il timore di possibili conseguenze sul feto o sulla gravidanza stessa.
Si tratta di paure che si sono dimostrate più facilmente superabili grazie al tempo concesso all’esperienza clinica, alla farmacovigilanza e a una comunicazione più mirata. È qui che emerge una lezione importante: non tutte le forme di esitazione vaccinale hanno la stessa radice né la stessa persistenza.
Chi, invece, non ha cambiato idea
Diverso è il quadro per chi esprimeva fin dall’inizio una posizione contraria ai vaccini "tout court". In questo gruppo, autenticamente No-Vax il ripensamento è stato raro e le coperture vaccinali sono rimaste basse. È un gruppo contiguo - per certi versi sovrapponibile - a quello che percepiva il Covid-19 come una malattia a basso rischio, riducendo così la motivazione a vaccinarsi.
Il dato è rilevante perché indica che l’opposizione ideologica rappresenta una minoranza, ma anche che è la componente più resistente agli interventi informativi tradizionali.
La fiducia cresce con l’esperienza
Con l’avanzare della campagna vaccinale, la fiducia del pubblico è aumentata. "Dimostriamo che alcuni tipi di esitazione vaccinale vengono affrontati più facilmente di altri", spiegano gli autori. L’elemento decisivo non è stato quindi l’obbligo o la pressione sociale, quanto la combinazione di evidenze scientifiche, osservazione diretta degli effetti, l’informazione puntuale e la progressiva normalizzazione dell’atto vaccinale.
Questo passaggio è cruciale per la sanità pubblica: la fiducia non è un prerequisito immutabile, ma un processo dinamico, che può consolidarsi se supportato da dati e trasparenza.
Una lezione che va oltre il Covid
Gli autori sottolineano come questi risultati potranno essere utili anche per il futuro. Comprendere le diverse forme di esitazione vaccinale è essenziale per progettare interventi di tipo comunicativo e culturale, non solo in caso di nuove emergenze, ma anche per le vaccinazioni ordinarie.
Trattare l’esitazione come un blocco uniforme rischia al contrario di essere inefficace. Saper distinguere tra dubbio, prudenza e opposizione ideologica permette di calibrare meglio le strategie di prevenzione e di approccio.
Oltre le contrapposizioni
A distanza di anni dalla fase più acuta della pandemia, lo studio contribuisce a raffreddare una lettura polarizzata del dibattito sui vaccini. La maggioranza delle persone che esitava non era "contro" la scienza, ma in attesa di rassicurazioni. Ed è proprio su questo terreno - più che sullo scontro ideologico polarizzato - che si gioca la credibilità futura delle politiche vaccinali.
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