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Salute mentale e lavoro, la sfida europea tra politiche pubbliche e limiti del welfare aziendale

Sanità pubblica Redazione DottNet | 14/01/2026 13:09

Dall’allarme dell’Oms Europa sulle nuove fragilità sociali ai dati sul benessere nei luoghi di lavoro: investimenti in crescita, ma la salute mentale dei lavoratori continua a peggiorare.

Malattie croniche, salute mentale, invecchiamento della popolazione e nuove vulnerabilità sociali rappresentano oggi sfide interconnesse che l’Europa è chiamata ad affrontare in un contesto di risorse sempre più limitate. È il quadro delineato dal direttore regionale dell’Oms Europa, Hans Henri Kluge, intervenendo al Senato all’incontro "La Salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme".

Secondo Kluge, risposte efficaci possono arrivare solo da un’azione condivisa: "Evidenze scientifiche, strategie e innovazione diventano realtà solo quando si traducono in decisioni politiche, bilanci adeguati e responsabilità istituzionale".

Un passaggio che richiama il ruolo centrale dei Parlamenti nella definizione delle politiche sanitarie, soprattutto su temi che vanno oltre il perimetro strettamente clinico e investono il funzionamento complessivo delle società europee.

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La Roadmap europea dell’Oms, approvata dai 53 ministri della Salute della Regione, individua tra le priorità l’invecchiamento sano e attivo, l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale, il legame tra clima e salute e le malattie non Covid. "Non esistono società forti, né un’Europa forte, senza persone in buona salute", ha sottolineato Kluge, ribadendo che la salute è un investimento strategico e non un costo.

Il nodo della salute mentale nel mondo del lavoro

Se a livello istituzionale la salute mentale viene riconosciuta come una delle grandi sfide del presente, il mondo del lavoro mostra tutte le difficoltà nel tradurre questo principio in risultati concreti. Secondo un sondaggio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, quasi la metà dei lavoratori in 30 Paesi europei denuncia carichi di lavoro eccessivi, il 34% lamenta una mancanza di riconoscimento e il 16% riferisce episodi di violenza o molestie verbali sul posto di lavoro.

Un quadro che si inserisce in quello che alcuni ricercatori hanno definito un vero e proprio "paradosso del benessere": aziende e Paesi investono sempre di più nella salute mentale dei dipendenti, ma gli indicatori di stress, ansia e burnout continuano a peggiorare. Nel 2023 le imprese europee hanno speso circa 16,9 miliardi di euro in iniziative per il benessere sul lavoro, e oggi circa il 29% dei lavoratori ha accesso a programmi dedicati.

Eppure, questi interventi spesso non incidono sui problemi strutturali noti come rischi psicosociali: carichi di lavoro elevati, precarietà, mancanza di riconoscimento, conflitti e bullismo. "La questione non è dire ‘ecco un corso di yoga, sistemati’", ha osservato Manal Azzi dell’Organizzazione internazionale del lavoro, sottolineando come il benessere non possa essere ridotto a un pacchetto di iniziative isolate.

Pubblico e privato: due risposte incomplete

Il confronto tra livello istituzionale e aziendale mette in luce una frattura evidente. Da un lato, le politiche pubbliche riconoscono la salute mentale come una priorità sistemica, legata alla sostenibilità sociale ed economica dell’Europa. Dall’altro, molte risposte del settore privato restano frammentarie, affidate soprattutto a programmi di welfare aziendale che faticano a incidere sulle cause profonde del disagio.

Secondo gli esperti, il benessere dei lavoratori dovrebbe essere affrontato con strategie di lungo periodo, intervenendo su organizzazione del lavoro, stili di leadership, carichi e modelli di valutazione. Alcune sperimentazioni, come la settimana lavorativa di quattro giorni avviata in diversi Paesi europei, mostrano risultati promettenti, ma restano ancora limitate.

La posta in gioco è elevata: depressione e patologie legate allo stress lavoro-correlato costano all’Unione europea oltre 100 miliardi di euro l’anno, con più dell’80% dei costi a carico dei datori di lavoro. Un dato che rende evidente come la salute mentale non sia solo una questione individuale, ma un problema strutturale che richiede un allineamento tra politiche pubbliche e responsabilità delle imprese.

In questo senso, la salute mentale diventa un banco di prova per la capacità dell’Europa di tenere insieme crescita economica, tutela dei diritti e qualità della vita. Pubblico e privato restano distinti nei ruoli, ma sempre più interdipendenti nelle conseguenze.

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