
Slitta in Conferenza Stato-Regioni l’approvazione dell’Acn della specialistica ambulatoriale. Sumai parla di grave segnale istituzionale e minaccia mobilitazione.
Stop all’approvazione dell’Accordo collettivo nazionale della specialistica ambulatoriale. Una discontinuità inattesa che fa scattare lo stato di agitazione dei medici interessati. La decisione è maturata nella seduta del 15 gennaio della Conferenza Stato-Regioni, dove l’ok all’Acn è stato rinviato a seguito di una nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ragioniere generale dello Stato.
Una scelta che ha provocato la dura reazione del Sumai Assoprof, sindacato di riferimento dei medici specialisti ambulatoriali convenzionati, che lamentano un segnale di scarsa considerazione istituzionale nei confronti di una componente essenziale dell’assistenza territoriale.
Magi: scarsa considerazione per chi garantisce servizi essenziali
"Si tratta di un grave segnale di scarsa considerazione istituzionale nei confronti di oltre 20 mila medici e professionisti specialisti ambulatoriali convenzionati pubblici", afferma il segretario generale Antonio Magi, sottolineando come questi professionisti assicurino quotidianamente prestazioni specialistiche fondamentali per il Servizio sanitario nazionale.
Secondo Magi, il rinvio dell’accordo colpisce una categoria che rappresenta uno snodo cruciale tra ospedale e territorio, soprattutto in una fase in cui il sistema è chiamato a rafforzare l’assistenza di prossimità e a ridurre la pressione sugli ospedali.
Il nodo istituzionale e il ruolo della Corte dei Conti
Nella lettura del Sumai, il blocco dell’Acn non ha solo una valenza contrattuale, ma assume un significato istituzionale più ampio. "È uno schiaffo alla Corte dei Conti, che aveva certificato la correttezza dell’Accordo apponendo il cosiddetto bollino blu", osserva Magi, ricordando come l’intesa avesse già superato il vaglio contabile.
Il sindacato richiama anche il lavoro svolto dalla stessa Conferenza Stato-Regioni e dalla Sisac, insieme alle organizzazioni sindacali, per arrivare in tempi rapidi alla definizione dell’accordo. Un percorso che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto consentire di rendere operativo un contratto considerato propedeutico all’attuazione delle riforme dell’assistenza territoriale previste dal Pnrr e dal nuovo assetto organizzativo delineato dal Dm77.
La tensione che accompagna il rinvio dell’Accordo della specialistica ambulatoriale è probabilmente acuita anche dal contesto istituzionale in cui matura. Solo poche settimane fa, infatti, è entrato in vigore l’Accordo collettivo nazionale della medicina generale, che aveva seguito un iter analogo, passando dal confronto in Conferenza Stato-Regioni e dal vaglio dei ministeri competenti prima della definitiva approvazione.
Un precedente che, secondo ambienti sindacali, aveva alimentato l’aspettativa di una conclusione rapida anche per la specialistica ambulatoriale, soprattutto in considerazione del ruolo che entrambe le convenzioni svolgono nell’attuazione del nuovo assetto dell’assistenza territoriale previsto dal Pnrr e dal Dm77.
Attesa per febbraio, sullo sfondo il rischio mobilitazione
La diretta conseguenza è che l’attenzione è adesso rivolta alla prossima seduta della Conferenza Stato-Regioni, prevista per i primi giorni di febbraio. In quella sede il Sumai si attende una decisione definitiva sull’approvazione dell’Acn. In caso contrario, avverte il sindacato, potrebbero essere attivate tutte le iniziative sindacali previste dalla legge, inclusa l’astensione dal lavoro, insieme alle altre sigle firmatarie.
Il rinvio del contratto della specialistica ambulatoriale riporta così al centro il tema dei rapporti tra vincoli di finanza pubblica, governance istituzionale e attuazione concreta delle riforme territoriali. Un passaggio che rischia di pesare non solo sulle condizioni di lavoro dei professionisti coinvolti, ma anche sulla capacità del sistema di rendere effettivi i nuovi modelli di assistenza previsti dalle riforme in corso.
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