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Crisi infermieristica, FNOPI e Nursind chiedono interventi strutturali per la sanità pubblica

Mangiacavalli e Bottega: carenze di personale, stipendi bassi e soluzioni temporanee mettono a rischio qualità e sicurezza dell’assistenza.
Sanità pubblica

La crisi del personale infermieristico torna al centro dell’attenzione nel dibattito sulla sanità pubblica. Le dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera da Barbara Mangiacavalli, presidente della FNOPI, e da Andrea Bottega, segretario nazionale del Nursind, delineano un quadro che va oltre l’emergenza contingente e chiama in causa la sostenibilità complessiva del Servizio sanitario nazionale.

Al centro delle loro posizioni una convinzione: la carenza di infermieri non può più essere affrontata con misure temporanee o deroghe prolungate, ma richiede investimenti, organizzazione del lavoro e valorizzazione professionale.

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Mangiacavalli: no alle soluzioni tampone

Barbara Mangiacavalli mette in guardia dal ricorso a interventi emergenziali che rischiano di diventare permanenti. "Il problema della carenza non si risolve con interventi tampone né prorogando all’infinito l’esercizio della professione in deroga, per chi arriva dall’estero e non transita attraverso gli Ordini del territorio", afferma, richiamando il ruolo degli Ordini professionali nella garanzia della qualità e della sicurezza delle cure.

In qualità di ente sussidiario dello Stato, la FNOPI chiede che vengano rispettati i requisiti formativi e che siano verificate le competenze degli infermieri provenienti dall’estero. "Chiediamo il rispetto dei requisiti formativi e la verifica delle competenze", sottolinea Mangiacavalli, collegando il tema del reclutamento internazionale a quello della tutela dell’ordinamento professionale.

Accanto a questo, la presidente FNOPI insiste sulla necessità di valorizzare gli infermieri che già operano in Italia e di adottare strumenti in grado di favorire il rientro dei professionisti che hanno lasciato il Paese, intervenendo sulle condizioni lavorative ed economiche che oggi rendono la professione poco attrattiva.

Una criticità nazionale, non più locale

Nelle parole di Mangiacavalli, la carenza infermieristica viene descritta come un problema ormai strutturale e diffuso. Il rapporto infermieri/abitanti in Italia, pari a 4,64 ogni 1.000, resta inferiore alla media europea e presenta forti differenze tra Regioni. A questo si aggiungono l’aumento della spesa per personale temporaneo e il ricorso crescente a forme di lavoro atipico, mentre prosegue la fuga di professionisti verso l’estero o verso il settore privato.

Elementi che, secondo la FNOPI, incidono direttamente sull’organizzazione dei servizi, sui tempi di attesa e sulla sicurezza clinica, con ricadute evidenti sulla qualità dell’assistenza ospedaliera e territoriale.

Bottega: il nodo salariale e l’attrattività della professione

Sul versante sindacale, Andrea Bottega richiama con forza il tema della retribuzione. "Siamo pagati in media il 20% in meno rispetto agli altri Paesi europei, come rileva il rapporto Health at a Glance 2025 dell’Ocse", afferma, indicando il divario salariale come uno dei principali fattori che alimentano la carenza di personale.

Per il segretario nazionale di Nursind, rendere la professione infermieristica più attrattiva è una condizione indispensabile per la tenuta del sistema sanitario pubblico. Questo richiede investimenti sugli infermieri italiani a partire dalla remunerazione, senza trascurare i percorsi di carriera e la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

Bottega richiama anche le stime della Corte dei conti, che parlano di una carenza nell’ordine di decine di migliaia di operatori, a conferma di una criticità che non può essere affrontata con interventi episodici.

Qualità, sicurezza e organizzazione dei servizi

Le posizioni espresse da FNOPI e Nursind convergono su alcuni nodi centrali. Da un lato, la necessità di garantire standard formativi e controlli sulle competenze, soprattutto nel reclutamento dall’estero. Dall’altro, l’urgenza di ridurre la dipendenza dal lavoro temporaneo e di investire sulla stabilizzazione contrattuale.

Sul piano economico e professionale, il tema della valorizzazione salariale e di carriera emerge come elemento chiave per contrastare la fuga di personale e migliorare la capacità di retention del sistema pubblico. Tutti aspetti che hanno ricadute dirette sull’organizzazione ospedaliera, sulla continuità assistenziale e sulla sicurezza delle cure.

Una questione di politica sanitaria

Nel complesso, le dichiarazioni di Mangiacavalli e Bottega riportano la crisi infermieristica al centro della politica sanitaria nazionale. Non come problema settoriale, ma come questione che incide sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e sulla qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.

Il messaggio che emerge è la richiesta di un cambio di passo, in cui agli allarmi e alle analisi seguano interventi strutturali, finanziati e verificabili, capaci di affrontare insieme il tema delle risorse, dell’organizzazione e del riconoscimento professionale degli infermieri all’interno del sistema pubblico.

Sanità pubblica
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