
Un’indagine Novo Nordisk rivela che in Italia l’88% vede l’obesità come stigmatizzazione.
A pochi giorni dall’inizio del 2026, mentre milioni di persone abbandonano i buoni propositi in quello che spesso viene definito "Quitter’s Day", o "il giorno di chi molla", la nuova indagine europea di Novo Nordisk evidenzia il profondo senso di isolamento e stigmatizzazione che vivono le persone con obesità, una condizione spesso accentuata da falsi miti.
Dall’indagine condotta in 5 Paesi europei tra cui l’Italia è emerso che il 31% degli intervistati non sa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’obesità come una malattia cronica. Questo è un aspetto che può alimentare l’idea sbagliata che perdere peso sia una semplice questione di "mangiare meno e muoversi di più", e non una condizione complessa legata a fattori genetici, fisiologici, psicologici, sociali e ambientali.
Obesità e buoni propositi di gennaio: isolamento, stigma e mancanza di sostegno
È comune il senso di isolamento in coloro che vivono con questa condizione e devono affrontare i buoni propositi di gennaio. L’indagine mostra come, tra coloro che hanno deciso di iniziare a gennaio un percorso di perdita di peso, la mancanza di sostegno sia la difficoltà principale che li porta a desistere, citata dal 53% degli intervistati.
Inoltre, secondo l’88% degli intervistati, le persone con obesità sono vittime di stigma a causa del proprio peso. I risultati fanno luce su un bisogno urgente di ripensare al modo in cui si parla di obesità e perdita di peso, andando oltre l’idea della responsabilità individuale e incoraggiando un approccio olistico basato sul supporto della comunità.
Iris Zani, Presidente di FIAO - Federazione Italiana Associazioni Obesità, ha commentato: "La cultura dei buoni propositi per l’anno nuovo, anche se mossa da buone intenzioni, rischia di rafforzare una visione semplicistica e sbagliata dell’obesità, portando le persone a colpevolizzarsi ingiustamente e a subire il peso dello stigma, soprattutto quando i loro sforzi per perdere peso falliscono".
Zani ha poi proseguito: "Secondo l’indagine, solo poco più della metà delle persone con obesità intervistate ritiene che la società consideri l’obesità per ciò che è, ovvero una malattia cronica e non come scelta di vita: un dato che evidenzia quanto resta ancora da fare per eliminare lo stigma verso chi ne soffre".
Eligio Linoci, Vicepresidente FIAO, ha invece aggiunto: "Gestire l’obesità è un percorso coraggioso e lungo che non dovrebbe essere affrontato da soli. Oggi è necessario spostare l’attenzione dalla semplice perdita di peso al benessere complessivo della persona e promuovere una rete di supporto per trasformare quello che è noto come il "Quitter’s Day", un momento delicato vissuto da molti in silenzio e solitudine, in una giornata di impegno collettivo".
L’obesità rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie a livello europeo. In Italia circa il 47% degli adulti (23,3 milioni) è in eccesso di peso e di questi circa il 12% vive con obesità (5,8 milioni)1, con conseguenze importanti sulla salute e sulla qualità della vita, oltre al notevole onere economico che grava sulla società.
Novo Nordisk è da sempre impegnata nel promuovere una maggiore consapevolezza sull’obesità e sull’offrire un aiuto concreto alle persone per poter affrontare al meglio questa malattia. Lo scorso anno è stato lanciato il portale Novo IO, un portale online dove è possibile trovare strumenti e risorse utili e anche medici multidisciplinari e percorsi di cura personalizzati.
Risultati Indagine a livello italiano
L’indagine è stata condotta da Focal Data per conto di Novo Nordisk in Italia, Germania, Polonia, Francia e Spagna tra l'11 e il 15 dicembre 2025. È stato intervistato un campione rappresentativo di 10.452 adulti (2.000 per paese), tra cui un gruppo di 2.617 persone con obesità. La composizione del campione era bilanciata per genere. I risultati ottenuti sono:
L'87% delle persone con obesità dichiara che questa condizione incide negativamente sulla propria salute mentale (il 73% da moderato a grave) e l'85% afferma che influenza le proprie interazioni sociali (il 70% da moderato a grave).
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