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Obesità e farmaci GLP-1: quando l’innovazione diventa una questione di governance

Sanità pubblica Redazione DottNet | 09/01/2026 09:05

Un adulto su quattro potenzialmente idoneo ai farmaci per dimagrire.

Oltre un quarto della popolazione adulta mondiale potrebbe beneficiare dei farmaci per il controllo del peso. È quanto emerge da un’analisi pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology, basata su dati raccolti in 99 Paesi e relativi a più di 800 mila adulti. Secondo lo studio, circa il 27% degli adulti tra i 25 e i 64 anni risulta potenzialmente idoneo all’uso degli agonisti del recettore del GLP-1, con percentuali che salgono oltre il 40% in Europa e Nord America. Donne, persone più anziane e popolazioni dei Paesi a basso e medio reddito rappresentano una quota rilevante dei soggetti eleggibili.

Il dato restituisce una fotografia netta del fenomeno obesità e del ruolo crescente che questi farmaci stanno assumendo nella gestione del problema. Senza dimenticare però il dibattito sulle politiche sanitarie, anche alla luce dell’interesse espresso dall’Organizzazione mondiale della sanità sul loro possibile utilizzo come standard terapeutico.

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Il nodo irrisolto della durata del trattamento

Il quadro sull’utilizzo degli agonisti del recettore del GLP-1 è tuttavia reso più complesso leggendo i risultati di un altro studio - questo pubblicato pubblicato sul British Medical Journal - che ha prodotto risultati solidi su che cosa può accadere dopo l’interruzione della terapia. I dati indicano che la perdita di peso ottenuta, senza opportune correzioni sullo stile di vita, non si mantiene nel tempo: una volta sospesa la terapia, il peso tende a crescere con un ritmo medio di circa 400 grammi al mese e con una alterazione dei valori metabolici in circa 16 mesi.

Dunque siamo in presenza di ricerche che indicano la coesistenza di due fenomeni, i quali devono essere integrati in una visione d’insieme: i GLP-1, pur molto efficaci nella fase iniziale, non funzionano come interventi a breve termine, ma richiedono una continuità terapeutica per mantenere i risultati. Per contro la platea di persone eleggibili al trattamento è amplissima.

La sfida multidisciplinare alla cronicità

Quando si parla di obesità non bisogna quindi mai dimenticare che si tratta di una patologia cronica, il cui trattamento coinvolge professionalità diverse. Se la terapia farmacologica è in grado di produrre un risultato rapido, questo si vanifica senza un intervento di tipo nutrizionale, motorio, psicologico e informativo, atto a creare consapevolezza sanitaria e prevenzione delle complicanze. È un ambito che chiama in causa medici di medicina generale, specialisti, dietisti, psicologi e servizi territoriali, rendendo evidente la necessità di modelli organizzativi coordinati.

In assenza di percorsi strutturati, il rischio è quello di un utilizzo disordinato dei farmaci, con effetti clinici temporanei e, alla fine, risultati insoddisfacenti da un punto di vista della spesa sanitaria in termini di costo/beneficio.

Governance delle cronicità e sostenibilità del sistema

Il punto centrale diventa quindi la governance. L’uso potenzialmente esteso dei GLP-1 pone interrogativi su sostenibilità economica, equità di accesso, continuità assistenziale e capacità dei sistemi sanitari di gestire terapie di lungo periodo.

Nel caso dell’obesità, la questione non è solo "chi ha diritto al farmaco", ma come viene organizzata la presa in carico nel tempo. Senza una strategia complessiva, l’innovazione terapeutica rischia di produrre benefici transitori, senza incidere realmente sulla traiettoria della malattia.

Superare la logica del farmaco

Le evidenze scientifiche indicano una direzione chiara. I farmaci per l’obesità rappresentano un avanzamento significativo, ma il loro impatto reale dipenderà dalla capacità dei sistemi sanitari di integrarli in percorsi di cura multidisciplinari e continuativi.

In questo senso, il tema dell’obesità diventa un banco di prova più ampio: governare le cronicità in un contesto di innovazione terapeutica rapida, evitando soluzioni semplicistiche e puntando su modelli organizzativi solidi.

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