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Assistente infermiere, si allarga il fronte del no. COINA: “Una scorciatoia che indebolisce l’assistenza”

Sul ricorso al TAR contro l’assistente infermiere interviene anche ENPAPI. COINA: “Non integrazione, ma sostituzione mascherata nei reparti in sofferenza”.
Sindacato

Il sostegno di ENPAPI al ricorso promosso da Nursing Up davanti al TAR del Lazio segna un passaggio politicamente e istituzionalmente rilevante nel confronto sull’introduzione della figura dell’assistente infermiere. Si consolida così il fronte critico, sempre più ampio, mentre appare sempre più isolata la posizione della FNOPI, che continua a sostenere il progetto.

Una figura pensata come supporto, ma destinata a sostituire

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Secondo il COINA, l’assistente infermiere viene sì presentato come una risposta rapida alla carenza di personale, ma con il rischio concreto di trasformarsi in una sostituzione mascherata dell’infermiere, soprattutto nei reparti sotto organico.

"Quando mancano infermieri – afferma Marco Ceccarelli, segretario nazionale COINA – il sistema non distingue tra supporto e sostituzione. Si spostano semplicemente attività verso il basso per tenere in piedi i servizi, senza intervenire sulle cause strutturali".

Un progetto che non tiene conto della realtà dei reparti

La critica è proprio organizzativa e non di principio. Secondo il sindacato, l’impianto teorico del progetto ignora la quotidianità dei servizi sanitari, segnata da turni scoperti, carichi assistenziali elevati e supervisione spesso ridotta al minimo.

"I documenti parlano di pianificazione e controllo infermieristico – osserva Ceccarelli – ma nei contesti di emergenza cronica prevale la logica del ‘chi può farlo adesso’. È qui che il confine tra integrazione e sostituzione si perde".

Attività "standardizzabili" e rischio clinico

Uno dei nodi più contestati riguarda la definizione di alcune attività assistenziali come "standardizzabili". Per il COINA si tratta di una semplificazione che nasconde delle insidie.

"Anche le attività considerate ripetitive – sottolinea il segretario nazionale – richiedono competenze, capacità di osservazione e riconoscimento precoce del peggioramento clinico. Spostarle su un profilo diverso significa cambiare il modo in cui il rischio viene intercettato, non ridurlo".

Responsabilità sugli infermieri, operatività su altri

Il sindacato denuncia peraltro il configurarsi di una "zona grigia" sul piano delle responsabilità. L’operatività verrebbe infatti progressivamente affidata a nuovi profili, mentre la responsabilità clinica e professionale resterebbe sugli infermieri.

"È un equilibrio fittizio – afferma COINA – che espone i professionisti e non tutela i pazienti, soprattutto quelli più fragili".

Un confronto che non può più essere rinviato

Con l’intervento di ENPAPI, il fronte critico all’assistente infermiere appare oggi più ampio e trasversale, coinvolgendo sindacati delle professioni sanitarie e associazioni che vedono nel progetto una risposta emergenziale di corto respiro.

"La qualità dell’assistenza, la sicurezza dei cittadini e la tutela delle competenze professionali non possono essere sacrificate a soluzioni tampone", ribadisce Ceccarelli. "Prima si rendono sostenibili organici, condizioni di lavoro e percorsi professionali degli infermieri. Poi, eventualmente, si discute di nuovi profili. Fare il contrario significa impoverire la professione infermieristica e indebolire l’intero sistema sanitario".

Il confronto resta aperto, ma la richiesta del COINA è chiara: fermare il progetto dell’assistente infermiere prima che produca effetti strutturali difficilmente reversibili sull’organizzazione dell’assistenza.

Sindacato
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