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Lauree magistrali infermieristiche, il decreto arriva in Parlamento

Professione Redazione DottNet | 20/01/2026 12:51

Il Parlamento esamina il decreto sulle nuove lauree magistrali infermieristiche in comunità, emergenza e neonatologia. Previste competenze prescrittive, per rafforzare assistenza e attrattività.

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha trasmesso al Parlamento lo schema di decreto che ridefinisce le classi delle lauree magistrali in Infermieristica, introducendo tre nuovi percorsi biennali rivolti ai laureati triennali. L’intervento segna un passaggio rilevante nella struttura formativa della professione, con il triplice obiettivo di avere ricadute dirette sull’organizzazione dell’assistenza, sulla valorizzazione delle competenze e sul tentativo di rendere più attrattivo un mestiere oggi che oggi è in forte sofferenza numerica.

Il provvedimento individua tre aree di specializzazione: infermieristica di famiglia e di comunità, infermieristica per le cure intensive e dell’emergenza, e infermieristica in ambito neonatale e pediatrico. Non si tratta di corsi brevi o aggiuntivi, ma di vere e proprie lauree magistrali che ridisegnano i percorsi di carriera, collegandoli in modo strutturato ai bisogni emergenti del Servizio sanitario nazionale e alle nuove strutture territoriali previste dal PNRR.

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La novità delle competenze prescrittive

L’aspetto più innovativo riguarda l’apertura a competenze prescrittive per gli infermieri in possesso della laurea magistrale. Lo schema di decreto prevede la possibilità di valutare e indicare trattamenti assistenziali, presidi sanitari, ausili e tecnologie utili a garantire continuità e sicurezza delle cure. In termini pratici, il riferimento è alla prescrizione di dispositivi come materiali per medicazioni, presidi per l’incontinenza o ausili per stomie.

La previsione dovrà comunque prima essere recepita nella delega per la riforma delle professioni sanitarie attualmente all’esame parlamentare. Tuttavia, il segnale politico è chiaro e si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’infermiere nei percorsi di presa in carico, soprattutto nei contesti territoriali e nella gestione delle cronicità.

Un decreto che nasce dalla carenza di personale

L’iniziativa matura in un momento storico in cui la mancanza di infermieri è un dato strutturale. Le stime istituzionali parlano di un fabbisogno scoperto di decine di migliaia di professionisti, con ricadute evidenti sia sull’assistenza ospedaliera sia sui servizi territoriali. A rendere il quadro ancora più critico è il dato, emerso nell’ultimo anno, di posti disponibili nei corsi di laurea triennale superiori al numero di candidati, un fatto inedito che segnala una perdita di attrattività della professione.

In questo senso, l’ampliamento dei percorsi magistrali punta anche a offrire prospettive di crescita professionale più chiare, con accesso a master di secondo livello e a dottorati di ricerca, ambiti che finora hanno rappresentato un’opportunità limitata per molti infermieri.

Formazione avanzata e nuove modalità didattiche

Lo schema di decreto delinea peraltro un’impostazione formativa fortemente orientata alla pratica clinica avanzata. Sono previste attività di simulazione in skill lab, utilizzo di tecnologie digitali e manichini ad alta fedeltà, accanto a tirocini obbligatori in ospedale, nei servizi territoriali, nelle strutture residenziali e domiciliari. L’obiettivo è formare professionisti in grado di operare immediatamente in contesti ad alta complessità e nelle nuove articolazioni dell’assistenza previste dal PNRR.

Le questioni che rimangono aperte

L’estensione delle competenze prescrittive apre tuttavia interrogativi di natura giuridica e organizzativa. Restano da definire i limiti delle responsabilità, le modalità di integrazione con il ruolo medico e il coordinamento con le normative regionali. Il tema ha già suscitato perplessità in alcuni ambienti medici, che temono sovrapposizioni di competenze, mentre è accolto con interesse da ampi settori della professione infermieristica e dalla FNOPI.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha più volte ricordato che la carenza di infermieri è un problema comune a molti Paesi occidentali e che richiede risposte organiche, non limitate alla formazione ma integrate con politiche retributive e riforme organizzative.

I tempi di avvio dei nuovi corsi dipenderanno dall’iter parlamentare e dalla definizione delle norme attuative. Le prime attivazioni potrebbero avvenire nel prossimo anno accademico, ma più realisticamente ciò accadrà a partire dal 2027-2028. Sarà in quella fase che si misurerà la reale portata di una riforma che, almeno nelle intenzioni, punta a ridisegnare il profilo professionale dell’infermiere nel Servizio sanitario nazionale.

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