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Sanità, la Corte dei conti: più spesa dopo il Covid ma restano disuguaglianze territoriali

Nella Relazione al Parlamento sui Servizi sanitari regionali, la Corte dei conti segnala una crescita della spesa pubblica, stabile però nel rapporto con il Pil.
Sanità pubblica

l Servizio sanitario nazionale esce dalla fase pandemica con segnali di consolidamento, ma resta segnato da forti disomogeneità territoriali e da criticità gestionali ancora irrisolte. È il quadro delineato dalla Corte dei conti nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei Servizi sanitari regionali, che analizza l’andamento del sistema nel triennio 2022–2024.

Secondo la magistratura contabile, il SSN ha avviato una fase di stabilizzazione dopo lo stress imposto dal Covid-19, ma le differenze tra territori e la difficoltà di rendere omogenea l’offerta dei servizi continuano a rappresentare un nodo strutturale.

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Spesa in crescita, ma stabile rispetto al Pil

Uno degli elementi centrali della Relazione riguarda l’andamento della spesa sanitaria pubblica. Nel triennio 2022–2024, la spesa è passata da 131,3 a 138,3 miliardi di euro, con una crescita del 4,9% rispetto al 2023 e del 5,4% rispetto al 2022.

Nonostante l’aumento in valore assoluto, la Corte evidenzia come l’incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo sia rimasta sostanzialmente stabile, attestandosi tra il 6,3 e il 6,4%. Un dato che assume rilievo se confrontato con la media europea, pari al 6,9%, e che segnala come la crescita della spesa non si sia tradotta in un rafforzamento della sanità nell’economia in relazione all’economia nazionale.

Il confronto europeo e il tema delle risorse

Il mantenimento di un’incidenza stabile sul Pil viene letto come un indicatore ambivalente. Da un lato, segnala il ritorno a una gestione non più emergenziale dopo gli investimenti straordinari legati all’emergenza pandemica. Dall’altro, mette in luce un divario strutturale rispetto ad altri Paesi europei, dove la sanità assorbe una quota più elevata della ricchezza prodotta.

Nel confronto con la media UE, il dato italiano suggerisce che l’aumento delle risorse non ha modificato l’impostazione di fondo del finanziamento del sistema sanitario, che continua a muoversi entro margini che da tempo sono oggetto di dibattito politico e istituzionale.

Disomogeneità territoriali e criticità gestionali

Accanto ai dati macroeconomici, la Relazione richiama con forza il tema delle disuguaglianze territoriali. La Corte dei conti segnala come persistano differenze significative nella capacità delle Regioni di programmare, gestire e rendere accessibili i servizi sanitari, con ricadute dirette sui tempi di accesso, sulla qualità delle prestazioni e sull’equilibrio dei conti.

Le criticità gestionali, secondo la magistratura contabile, non riguardano solo la disponibilità di risorse, ma anche la governance dei servizi, l’organizzazione dell’assistenza territoriale e la capacità di integrare le riforme avviate negli ultimi anni, incluse quelle legate al Pnrr.

Dopo la pandemia, una trasformazione guidata dal Pnrr

Nel complesso, il quadro tracciato dalla Corte dei conti restituisce l’immagine di un Servizio sanitario nazionale non tanto avviato verso una fase di consolidamento, quanto impegnato in una trasformazione accelerata, guidata dalle scadenze e dagli obiettivi del Next Generation EU e del Pnrr. Una traiettoria che, se da un lato ha imposto un cambio di passo nei processi di modernizzazione, dall’altro sta producendo dinamiche differenziate tra i territori, con Regioni più attrezzate in grado di avanzare più rapidamente e altre che faticano a rispettare tempi e standard richiesti.

In questo contesto, le disomogeneità territoriali segnalate dalla Corte appaiono sia come un’eredità del passato, sia come un effetto emergente di un processo di trasformazione vincolato, che rischia di amplificare divari già esistenti.

Sanità pubblica
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