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Piano pandemico e terapie intensive, ritardi su un asse strategico del PNRR

Sanità pubblica Redazione DottNet | 24/02/2026 16:19

A sei anni dal Covid, Ugl Salute denuncia il ritardo nell’approvazione del Piano pandemico 2025-2029 e nel completamento dei posti letto previsti dal PNRR.

A sei anni dal primo caso di Covid in Italia, il tema della preparedness sanitaria torna al centro del dibattito. Il Piano pandemico 2025-2029 non è ancora stato approvato e il potenziamento delle terapie intensive e sub-intensive previsto dal PNRR risulta incompleto.

Il vuoto del nuovo Piano pandemico

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"A sei anni esatti dal primo caso di Covid in Italia ci troviamo di fronte a una realtà che non avremmo voluto vedere: il nostro Paese non è ancora pronto ad affrontare una nuova emergenza sanitaria", afferma il segretario nazionale della Ugl Salute, Gianluca Giuliano.

Secondo il sindacato, la mancata approvazione del Piano pandemico 2025-2029 sta generando un vuoto normativo che ostacola una pianificazione omogenea e tempestiva. "Non possiamo affrontare un'emergenza senza una cornice chiara: significherebbe ripetere gli errori del passato", sottolinea Giuliano.

Il Piano dovrebbe definire strategie, protocolli operativi e responsabilità istituzionali in caso di nuove emergenze sanitarie, rappresentando l’architrave organizzativa del sistema.

I posti letto ancora mancanti

Tra gli obiettivi fissati già nel 2020 e successivamente inseriti nel PNRR figura il potenziamento delle terapie intensive e sub-intensive. Secondo la Ugl, a pochi mesi dalla scadenza prevista mancherebbero ancora circa 1.700 posti letto rispetto al target programmato.

"È inaccettabile che alcune Regioni siano ancora ferme a zero", dichiara Giuliano, chiedendo di accelerare l’iter per il completamento delle strutture previste e di rafforzare il coordinamento nazionale.

Il potenziamento delle aree critiche rappresenta uno dei pilastri della risposta pandemica: senza un adeguato numero di posti letto e personale formato, la capacità di assorbire eventuali picchi di ricoveri risulta limitata.

Dal finanziamento straordinario alla tenuta strutturale

Il PNRR ha rappresentato la risposta finanziaria straordinaria alla crisi pandemica, con investimenti mirati su territorio, digitalizzazione e infrastrutture ospedaliere. Il potenziamento delle terapie intensive rientra in questo disegno, così come il rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare.

La questione che si apre ora non riguarda soltanto il rispetto delle scadenze, ma la capacità di rendere strutturali gli interventi avviati in fase emergenziale. Sul fronte dell’assistenza domiciliare integrata, ad esempio, i target quantitativi previsti dal PNRR sono stati raggiunti, ma restano differenze territoriali e interrogativi sulla qualità e sulla copertura finanziaria dopo la fine delle risorse straordinarie.

Il ritardo nell’approvazione del Piano pandemico e il mancato completamento dei posti letto previsti riportano al centro lo stesso interrogativo: il sistema sta trasformando l’esperienza della pandemia in un’architettura stabile, oppure si limita a interventi parziali e disomogenei?

"Occorre approvare rapidamente il Piano pandemico, accelerare il completamento dei posti letto previsti dal PNRR e investire in modo strutturale sul personale", conclude Giuliano. "La salute dei cittadini non può essere gestita con interventi emergenziali o frammentati".

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