
Al convegno sul rapporto “Il razionamento sanitario in Italia” emergono sette proposte: rafforzare LEA e territorio, ma anche strumenti integrativi in un contesto di vincoli finanziari.
Più prevenzione, potenziamento dei Livelli essenziali di assistenza, rafforzamento della medicina di territorio, ma anche rimborsabilità fiscale e assicurazioni integrative mutualistiche. Le proposte emerse al convegno di presentazione del rapporto "Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia" delineano un’agenda articolata che si muove tra rafforzamento del pubblico e strumenti complementari.
Rafforzare il sistema pubblico
La prima direttrice indicata è il potenziamento del Servizio sanitario nazionale, con particolare attenzione ai LEA e alla prevenzione.
"Per contrastare le disuguaglianze servono interventi complessi e articolati: maggiori investimenti nella sanità, riportandoli in linea con quelli di altri paesi europei, ma soprattutto una medicina di territorio che sappia prendere in carico le cronicità e dare risposte alle tante situazioni di non autosufficienza", ha affermato Raffaella Dispenza, vicepresidente nazionale delle Acli.
Anna Maria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità e presidente della Fondazione Forme, ha richiamato il legame tra sostenibilità e prevenzione: "L'allungamento della vita media ha modificato tutto quello che il cittadino può ottenere dal nostro sistema sanitario. Per diventare sostenibili e mantenere le cure dobbiamo implementare le strategie di prevenzione".
Il rapporto aveva già mostrato che dove i LEA funzionano meglio, la spesa sanitaria privata tende a ridursi. Il rafforzamento dell’offerta pubblica resta quindi la leva più diretta per contenere il razionamento.
Territorio e riduzione delle liste d’attesa
Tra le priorità, la valorizzazione della medicina territoriale e delle case di comunità, insieme all’aumento della disponibilità di prestazioni differibili ma essenziali – visite specialistiche, diagnostica, follow-up e cure croniche – per ridurre il ricorso al privato.
L’integrazione tra Stato, mercato e comunità viene indicata come possibile modalità per rendere più tempestiva l’erogazione delle prestazioni.
Strumenti fiscali e assicurazioni mutualistiche
Accanto al potenziamento del pubblico, le proposte includono meccanismi di rimborsabilità per i redditi più bassi e il rafforzamento di forme di assicurazione sanitaria integrativa a carattere mutualistico e non profit.
Augusto dell’Erba, presidente Federcasse Bcc, ha richiamato il ruolo delle mutue territoriali: "Il credito cooperativo è da anni impegnato in progetti di welfare dove siamo orientati a fornire servizi di tipo sanitario".
Il riferimento agli strumenti integrativi segnala la ricerca di soluzioni complementari in un sistema che deve confrontarsi con un contesto macroeconomico complesso.
Vincoli finanziari e assetto territoriale
L’ipotesi di un rafforzamento significativo e strutturale del finanziamento pubblico si confronta con un quadro di crescita contenuta, debito pubblico elevato e reintroduzione delle regole europee di bilancio. In questo scenario, ampliare stabilmente la spesa sanitaria richiede scelte redistributive e priorità politiche non neutrali.
Parallelamente, il rafforzamento della dimensione territoriale e le spinte verso una maggiore autonomia regionale rendono centrale la questione della governance. Se l’organizzazione dei servizi è sempre più affidata ai territori, la garanzia di uniformità dei LEA dipende dalla capacità di coordinamento e controllo nazionale.
L’integrazione tra pubblico e strumenti mutualistici può rappresentare un’opportunità per ampliare la protezione sanitaria. Può però incidere sugli equilibri del sistema se si innesta su differenze territoriali già marcate. La combinazione tra vincoli finanziari e crescente territorializzazione rende quindi decisiva la qualità della governance, per evitare che la sostenibilità si traduca in un accesso differenziato ai diritti di cura.
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