
Nel riparto del Fondo sanitario l’indice di deprivazione pesa meno dell’1%. Per Decaro va rafforzato: vivere in contesti più fragili aumenta il bisogno di salute.
Nel dibattito sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale torna al centro la questione dei criteri con cui vengono distribuite le risorse tra le Regioni. Un tema che ha ricadute dirette sull’equità dell’assistenza e sulla capacità dei sistemi sanitari di rispondere ai bisogni della popolazione.
A riaccendere il confronto è stato il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che ha richiamato l’attenzione su uno degli indicatori oggi meno incisivi nel riparto del Fondo sanitario: l’indice di deprivazione.
Come funziona il riparto delle risorse sanitarie
Il modello attuale di distribuzione delle risorse nazionali per la sanità si basa infatti principalmente su tre fattori. Il primo è la popolazione residente, che resta il criterio prevalente. Il secondo è l’età anagrafica, poiché l’invecchiamento comporta un aumento della domanda di prestazioni sanitarie. Il terzo è l’indice di deprivazione socio-economica, che tiene conto di condizioni come reddito, istruzione, occupazione e contesto abitativo.
È proprio su quest’ultimo punto che si concentra la critica. Secondo Decaro, l’indice di deprivazione oggi incide per appena lo 0,75% sulla distribuzione complessiva delle risorse. Una quota considerata insufficiente se rapportata all’evidenza epidemiologica che lega condizioni sociali svantaggiate a un maggior carico di malattia.
Deprivazione e bisogno di salute
"Tutte le statistiche ci dicono che quando si vive in contesti ad alta deprivazione ci si ammala di più", ha sottolineato Decaro. Un dato ampiamente documentato anche dalla letteratura scientifica, che riconosce nei determinanti sociali uno dei principali fattori di rischio per la salute.
L’argomento, al di là delle appartenenze territoriali, riguarda il principio di equità del Servizio sanitario nazionale: distribuire le risorse non solo in base al numero di abitanti o all’età, ma anche tenendo conto delle condizioni sociali che aumentano il fabbisogno assistenziale.
Cambiare i criteri senza destabilizzare il sistema
Decaro ha riconosciuto che una revisione dei criteri di riparto non è un’operazione neutra. Modificare le percentuali significa incidere sugli equilibri di bilancio regionali, con il rischio di creare tensioni tra territori. Tuttavia, ha richiamato l’esperienza dei Comuni, che nel tempo hanno introdotto meccanismi di perequazione graduali per superare il peso delle cosiddette "spese storiche".
L’obiettivo, ha precisato, non sarebbe ottenere più risorse del dovuto, ma "ottenere quelle che spettano" in base ai bisogni reali di salute della popolazione.
Costi in aumento e sostenibilità del sistema
Nel suo intervento, Decaro ha anche richiamato un tema di sostenibilità generale. Pur riconoscendo l’incremento delle risorse assegnate dal governo, ha evidenziato come l’aumento dei costi per personale, energia e servizi stia erodendo il potere reale dei finanziamenti. A fronte di maggiori stanziamenti, l’aumento dei costi rischia di determinare in una riduzione della capacità di offerta dei servizi.
Un elemento che rafforza la necessità, secondo il presidente pugliese, di basare il riparto su dati condivisi e su indicatori capaci di intercettare i reali bisogni di salute, evitando letture semplificate o puramente contabili.
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