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Trauma maggiore, linee guida nazionali e reti cliniche: perché sono decisive per l’equità delle cure

Sanità pubblica Redazione DottNet | 28/01/2026 12:10

Schillaci all’Iss: standard condivisi per superare le disuguaglianze territoriali. Dal governo risorse strutturali per emergenza, acuti e post-acuzie

La gestione del trauma maggiore rappresenta uno dei banchi di prova più complessi per il Servizio sanitario nazionale, perché mette alla prova in tempo reale la capacità del sistema di funzionare come una rete integrata, tempestiva ed efficace. Non si tratta solo di una questione clinica, ma di organizzazione, coordinamento tra strutture e uniformità degli standard assistenziali.

È in questo contesto che si colloca l’intervento del ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto all’Istituto Superiore di Sanità durante il convegno dedicato alla gestione del trauma maggiore, dal passaggio delle linee guida alla loro applicazione nella pratica clinica.

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"Il trauma maggiore rappresenta forse più di ogni altra condizione clinica il banco di prova più complesso della capacità del Servizio sanitario nazionale di funzionare come un sistema realmente integrato", ha spiegato il ministro, sottolineando come la definizione di linee guida condivise abbia un valore strategico per garantire che qualità dell’assistenza ed esiti di cura non dipendano dal luogo in cui avviene l’evento traumatico.

Linee guida come strumento di equità

Nel caso del trauma maggiore, la tempestività dell’intervento e l’accesso a percorsi assistenziali appropriati possono fare la differenza tra esiti profondamente diversi. Da qui l’esigenza di standard nazionali capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali, pur nel rispetto delle specificità locali.

L’obiettivo, ha chiarito Schillaci, è fare in modo che "ogni cittadino possa contare, ovunque, su standard adeguati di qualità e sicurezza delle cure". Le linee guida, costruite insieme a clinici ed esperti, diventano quindi uno strumento di garanzia dei diritti, più che un vincolo burocratico.

Il ruolo delle Regioni e il coordinamento nazionale

All’interno di questo modello, alle Regioni resta un ruolo centrale. La diversità dei contesti territoriali e delle reti di offerta rende inevitabili scelte organizzative autonome. Tuttavia, la disponibilità di standard nazionali condivisi consente di ancorare queste scelte a un quadro comune, evitando frammentazioni che si traducono in disuguaglianze per i cittadini.

Il compito del Ministero, ha spiegato il ministro, è quello di monitorare che l’uniformità e l’efficacia dei trattamenti siano effettivamente garantite e di valutare gli esiti delle soluzioni organizzative adottate, verificando che la rete funzioni nel suo insieme.

Emergenza-urgenza e risorse per acuti e post-acuzie

Nel suo intervento, Schillaci ha richiamato anche l’impegno del governo sul fronte della medicina d’emergenza, a partire dal personale che opera nei pronto soccorso. Negli ultimi anni, ha ricordato, sono stati previsti interventi specifici per rafforzare l’attrattività di questi contesti lavorativi, anche attraverso la possibilità per le Regioni di aumentare il trattamento accessorio per chi opera in emergenza.

Un altro tassello riguarda l’aggiornamento delle tariffe delle prestazioni ospedaliere per acuti e per la specialistica ambulatoriale e protesica. Prestazioni che non si esauriscono nella fase immediata del trauma, ma comprendono il percorso post-acuto, il recupero funzionale e la riabilitazione. Per questi ambiti sono state stanziate risorse aggiuntive che, nelle intenzioni del governo, sono destinate a crescere in modo strutturale negli anni successivi.

Un test concreto per il SSN

La gestione del trauma maggiore, dunque, non è solo un capitolo specialistico, ma un test concreto della capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire integrazione, equità e continuità delle cure. È su questi snodi che si misura la distanza tra riforme annunciate e funzionamento reale del sistema, tra visione istituzionale e impatto sulla vita dei cittadini.

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