
Durante la presentazione dei dati dei NAS, il ministro denuncia irregolarità su intramoenia e agende e richiama Regioni e aziende a un controllo reale.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci attacca direttamente direzioni aziendali e Regioni per ciò che riguarda la responsabilità sulle liste d’attesa. E denuncia pratiche definite "scandalose" di manipolazione dei dati. Lo ha affermato intervenendo alla conferenza stampa di presentazione dell’attività 2025 dei Carabinieri del NAS presso il Ministero della Salute.
Schillaci inoltre rivendica l’aver posto il tema delle liste d’attesa al centro del dibattito pubblico, quale cambio di passo istituzionale. "È la prima volta che un ministro e un governo ci mettono la faccia – ha detto – ma per migliorare davvero la situazione serve che anche le Regioni e i direttori generali vigilino all’interno delle aziende affinché le leggi vengano rispettate".
Intramoenia e agende "pulite": l’accusa di pratiche distorsive
Il ministro ha puntato il dito contro l’uso distorto dell’intramoenia e contro sistemi di gestione delle agende che restituiscono un’immagine formalmente regolare ma distante dall’esperienza reale dei cittadini. "Se il ricorso all’intramoenia è fuori controllo – ha affermato – c’è una responsabilità aziendale in termini di efficienza e organizzazione, e una regionale in termini di programmazione e controllo".
Schillaci ha parlato apertamente di "trucchi scandalosi" messi in atto per mostrare performance che non corrispondono alla realtà: agende formalmente in ordine, liste apparentemente brevi, standard rispettati solo sulla carta. "Sono artefatti per apparire in regola quando non lo si è – ha detto – e i cittadini se ne accorgono ogni giorno".
I numeri dei controlli NAS: irregolarità diffuse
Affermazioni tanto decise non potevano non avere un supporto puntuale. Infatti il ministro ha richiamato i dati dell’attività ispettiva dei NAS, avviata nel 2023 su sua disposizione. In tre anni sono stati effettuati circa 8.000 controlli sul funzionamento dei servizi, sui volumi di intramoenia e sul ricorso ai medici a gettone, con circa 1.700 casi deferiti all’autorità amministrativa o giudiziaria.
Nel solo 2025, i controlli sulle prestazioni specialistiche sono stati 1.930, focalizzati su sistemi di prenotazione, gestione delle agende e attività intramoenia. Sono emerse irregolarità come accessi abusivi ai sistemi informativi per modificare le agende, chiusure improprie delle stesse e malfunzionamenti dei sistemi di prenotazione.
Particolarmente rilevante il dato sull’intramoenia: oltre 900 criticità, spesso legate a volumi di attività libero-professionale superiori al 50% rispetto alle prestazioni che dovrebbero essere garantite a carico del Servizio sanitario nazionale. "La legge è chiara – ha ricordato Schillaci – e dice esplicitamente che l’intramoenia non può superare l’attività istituzionale".
Dalla denuncia ai nodi strutturali
Le dichiarazioni del ministro segnano un passaggio politico rilevante perché indicano un problema di governance: il tema delle liste d’attesa non è più attribuibile solo a carenze di risorse o a vuoti legislativi, ma anche – e soprattutto – a responsabilità gestionali e di controllo a livello locale.
Resta però aperta la questione di come questi rilievi ispettivi e questa assunzione di responsabilità si tradurranno in interventi strutturali su organizzazione, programmazione e trasparenza dei dati, evitando che il tema delle liste d’attesa resti, ancora una volta, prigioniero della distanza tra registri amministrativi e realtà vissuta dai cittadini.
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