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Mieloma Multiplo

Mieloma multiplo: in dieci anni la sopravvivenza è quadruplicata. Oggi la cronicizzazione è una realtà possibile

Mieloma Multiplo

Il mieloma multiplo è un tumore maligno del sangue che colpisce le plasmacellule, cellule del midollo osseo fondamentali per il sistema immunitario perché producono anticorpi. Quando queste cellule subiscono alterazioni genetiche, iniziano a proliferare in modo incontrollato, compromettendo la normale produzione di cellule del sangue e causando anemia, infezioni ricorrenti, fragilità ossea e dolore. Le plasmacellule tumorali producono inoltre anticorpi anomali, le cosiddette proteine monoclonali, inefficaci nella difesa dell’organismo.

I numeri della malattia

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Il mieloma multiplo è la seconda neoplasia ematologica più frequente dopo il linfoma non-Hodgkin. Rappresenta circa l’1-2% di tutti i tumori e il 10-15% delle neoplasie ematologiche. In Italia si stimano 6-7 mila nuovi casi ogni anno, con un’età media alla diagnosi di circa 70 anni. Solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni.

Dalla chemioterapia alle terapie mirate

Se in passato la chemioterapia rappresentava l’unica opzione, oggi il trattamento del mieloma si basa su una ampia gamma di terapie innovative: trapianto di cellule staminali, immunomodulanti, inibitori del proteasoma, anticorpi monoclonali, anticorpi bispecifici, CAR-T e anticorpi farmaco-coniugati (ADC).
Questi approcci, utilizzabili già dalle prime linee di trattamento e combinabili tra loro, permettono di ottenere risposte più profonde e durature, anche nelle fasi di recidiva, che restano una caratteristica della malattia.

«L’obiettivo è il controllo a lungo termine del mieloma, con terapie sempre più personalizzate e sequenziali», spiegano gli esperti riuniti a Milano in occasione di un media tutorial dedicato alla patologia, tra cui Silvia Mangiacavalli (IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia), Alessandro Corso (Ospedale di Legnano) ed Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di GSK.

Il ruolo degli anticorpi farmaco-coniugati

Tra le innovazioni più rilevanti emergono gli ADC (Antibody-Drug Conjugates), molecole che combinano un anticorpo monoclonale, in grado di riconoscere selettivamente le cellule tumorali, con un farmaco citotossico. Questo consente di colpire il tumore in modo mirato, riducendo gli effetti collaterali sulle cellule sane.

Un esempio è belantamab mafodotin, ADC diretto contro la proteina BCMA, presente sulle plasmacellule maligne. Dopo il legame con la cellula tumorale, il farmaco rilascia il suo principio attivo citotossico, bloccando la divisione cellulare e inducendo la morte della cellula. L’anticorpo, inoltre, stimola il sistema immunitario ad attaccare il tumore.

I risultati degli studi clinici

Belantamab mafodotin è stato recentemente approvato dall’EMA per il trattamento alla prima recidiva e sta completando l’iter regolatorio in Italia, sulla base dei risultati degli studi DREAMM-7 e DREAMM-8.

DREAMM-7: la combinazione belantamab, bortezomib e desametasone ha triplicato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto allo standard di cura (36,6 mesi contro 13,4) e ha ridotto il rischio di morte del 42%.

DREAMM-8: nei pazienti già trattati con lenalidomide, la PFS è salita a 32,6 mesi, rispetto ai 12,5 mesi del braccio di controllo.

In entrambi gli studi, il profilo di sicurezza è risultato coerente con quello dei singoli farmaci e la qualità di vita dei pazienti è stata mantenuta durante il trattamento.

Accesso e sostenibilità

In attesa del completamento dell’iter autorizzativo nazionale, GSK ha deciso di rendere disponibile il farmaco ai centri italiani che ne faranno richiesta, a un prezzo simbolico, per garantire un accesso precoce ai pazienti.
Belantamab mafodotin può inoltre essere somministrato in day hospital, senza necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento accessibile anche nei reparti di ematologia meno strutturati.

Oggi, grazie alla ricerca e all’innovazione terapeutica, parlare di cronicizzazione del mieloma multiplo non è più un tabù, ma un obiettivo concreto per un numero crescente di pazienti.

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