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Linfomi non Hodgkin, nuove terapie e sfida delle recidive

Al via la campagna “Scacco al Linfoma”. Focus su Car-T e anticorpi bispecifici nei linfomi non Hodgkin e sul ruolo della rete assistenziale.
Oncologia

I linfomi rappresentano circa la metà dei tumori ematologici e comprendono forme molto diverse per aggressività, andamento clinico e risposta alle terapie. In questo scenario si inserisce la campagna "Scacco al Linfoma – Un nuovo ponte tra la ricerca e la cura", promossa con il coinvolgimento di AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma, Federazione Italiana Linfomi e Gruppo Italiano Infermieri Linfomi.

L’iniziativa punta a informare pazienti e caregiver sulle caratteristiche della malattia e sulle nuove opzioni terapeutiche oggi disponibili.

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Linfomi indolenti e aggressivi: percorsi diversi

I linfomi non Hodgkin si distinguono in forme indolenti, a crescita lenta, che rappresentano circa il 45% dei casi e con cui i pazienti possono convivere per molti anni, e forme aggressive, a crescita rapida, che richiedono trattamenti intensivi ma possono essere potenzialmente curabili in una quota significativa di casi.

Il problema clinico più complesso resta la gestione delle recidive. Con ogni ricaduta il percorso terapeutico tende a diventare più articolato, sia per la selezione di resistenze sia per l’impatto cumulativo dei trattamenti.

Car-T e anticorpi bispecifici: il cambio di paradigma

Negli ultimi anni l’ematologia ha visto un’accelerazione nell’ambito dell’immunoterapia. "Sono emerse una serie di novità nel contesto dell’immunoterapia", ha spiegato Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia e Trapianto di Cellule Staminali dell’Istituto Europeo di Oncologia.

Le Car-T cell therapy rappresentano una delle innovazioni più rilevanti, con potenziale curativo in circa il 40% dei casi trattati, pur con un tasso di resistenza che interessa una quota significativa di pazienti.

Accanto alle Car-T, si stanno affermando gli anticorpi bispecifici, che nel linfoma diffuso a grandi cellule B mostrano tassi di remissione intorno al 40% e nel linfoma follicolare superiori al 60%. Attualmente utilizzati in monoterapia in specifiche indicazioni, il loro impiego potrebbe essere anticipato e combinato con altri farmaci.

Accesso, rete assistenziale e qualità della vita

L’evoluzione terapeutica impone anche una riflessione organizzativa. Le terapie avanzate, come le Car-T, richiedono centri altamente specializzati e percorsi strutturati di presa in carico. Non tutte le strutture sono attrezzate allo stesso modo, con possibili differenze territoriali nell’accesso.

Parallelamente, l’assistenza non si limita al trattamento farmacologico. Il supporto nutrizionale, psicologico e organizzativo lungo tutto il percorso di cura diventa parte integrante della gestione della malattia, soprattutto nelle forme croniche.

Secondo Giuseppe Toro, presidente nazionale di AIL, "le aspettative per i pazienti stanno cambiando: per molti è possibile una guarigione o mantenere una buona qualità di vita pur con una forma cronica di linfoma".

Oncologia
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