
Dopo la notizia della scomparsa di James Van der Beek, gli specialisti richiamano l’attenzione su screening e segnali precoci
La notizia della morte dell’attore James Van der Beek per tumore del colon-retto riporta al centro dell’attenzione pubblica una patologia che, se individuata nelle fasi iniziali, può essere prevenuta o trattata con alte probabilità di successo.
A intervenire è AIGO - Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri, che attraverso Renato Cannizzaro, responsabile della Commissione Oncologica dell’associazione e direttore della Gastroenterologia Oncologica Sperimentale presso il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) IRCCS di Aviano, invita a trasformare questi momenti in occasioni di corretta informazione sanitaria.
«La scomparsa di un volto conosciuto – sottolinea Cannizzaro – accende inevitabilmente i riflettori su una malattia che può essere contrastata efficacemente grazie alla diagnosi precoce. È fondamentale rafforzare la cultura della prevenzione».
Andamento epidemiologico: Stati Uniti e Italia a confronto
Negli Stati Uniti, l’introduzione dei programmi di screening a partire dagli anni ’90 ha determinato una riduzione significativa di incidenza e mortalità tra gli over 50, con un calo complessivo superiore al 35%. Parallelamente, tuttavia, si è registrato un incremento delle forme a esordio precoce.
Attualmente, i casi diagnosticati prima dei 50 anni rappresentano circa il 10-12% del totale, con un’incidenza nella fascia 20-49 anni quasi raddoppiata nell’arco di poco più di due decenni (da 8,6 a 13,1 casi per 100.000 abitanti tra il 1992 e il 2016). La mortalità nei giovani adulti, invece, è rimasta sostanzialmente stabile.
In Italia, spiega AIGO, la situazione appare al momento meno critica: non si osserva ancora un aumento rilevante delle diagnosi sotto i 50 anni e la maggior parte dei casi riguarda persone oltre questa soglia di età. Ciò non significa, però, che il rischio sia trascurabile.
Fattori di rischio e campanelli d’allarme
Secondo gli specialisti, anche nel nostro Paese stanno crescendo condizioni associate a un maggior rischio: obesità in età pediatrica, abitudine al fumo, consumo di alcol e dieta ricca di carni lavorate. Elementi che, nel lungo periodo, potrebbero incidere sull’andamento epidemiologico.
È quindi essenziale non ignorare eventuali sintomi, anche nei più giovani. Tra i segnali che richiedono approfondimento medico figurano:
Screening e genetica: le priorità per il futuro
Per AIGO la strategia è duplice: da un lato aumentare l’adesione ai programmi di screening, strumento cardine per ridurre incidenza e mortalità; dall’altro potenziare l’identificazione precoce dei soggetti con predisposizione ereditaria.
Un esempio è la poliposi adenomatosa familiare, condizione genetica in cui il rischio di sviluppare un carcinoma del colon-retto può arrivare al 100%, spesso già tra i 30 e i 40 anni. In questi casi risultano determinanti diagnosi tempestiva e protocolli di sorveglianza dedicati.
«Prevenzione, informazione e ricerca – conclude Cannizzaro – rappresentano le leve fondamentali per fronteggiare una patologia che, se intercettata per tempo, offre concrete possibilità di guarigione».
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