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Tumore del colon-retto, AIGO: “La prevenzione resta decisiva anche alla luce dei casi che coinvolgono personaggi noti”

Oncologia Redazione DottNet | 13/02/2026 12:43

Dopo la notizia della scomparsa di James Van der Beek, gli specialisti richiamano l’attenzione su screening e segnali precoci

La notizia della morte dell’attore James Van der Beek per tumore del colon-retto riporta al centro dell’attenzione pubblica una patologia che, se individuata nelle fasi iniziali, può essere prevenuta o trattata con alte probabilità di successo.

A intervenire è AIGO - Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri, che attraverso Renato Cannizzaro, responsabile della Commissione Oncologica dell’associazione e direttore della Gastroenterologia Oncologica Sperimentale presso il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) IRCCS di Aviano, invita a trasformare questi momenti in occasioni di corretta informazione sanitaria.

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«La scomparsa di un volto conosciuto – sottolinea Cannizzaroaccende inevitabilmente i riflettori su una malattia che può essere contrastata efficacemente grazie alla diagnosi precoce. È fondamentale rafforzare la cultura della prevenzione».

Andamento epidemiologico: Stati Uniti e Italia a confronto

Negli Stati Uniti, l’introduzione dei programmi di screening a partire dagli anni ’90 ha determinato una riduzione significativa di incidenza e mortalità tra gli over 50, con un calo complessivo superiore al 35%. Parallelamente, tuttavia, si è registrato un incremento delle forme a esordio precoce.

Attualmente, i casi diagnosticati prima dei 50 anni rappresentano circa il 10-12% del totale, con un’incidenza nella fascia 20-49 anni quasi raddoppiata nell’arco di poco più di due decenni (da 8,6 a 13,1 casi per 100.000 abitanti tra il 1992 e il 2016). La mortalità nei giovani adulti, invece, è rimasta sostanzialmente stabile.

In Italia, spiega AIGO, la situazione appare al momento meno critica: non si osserva ancora un aumento rilevante delle diagnosi sotto i 50 anni e la maggior parte dei casi riguarda persone oltre questa soglia di età. Ciò non significa, però, che il rischio sia trascurabile.

Fattori di rischio e campanelli d’allarme

Secondo gli specialisti, anche nel nostro Paese stanno crescendo condizioni associate a un maggior rischio: obesità in età pediatrica, abitudine al fumo, consumo di alcol e dieta ricca di carni lavorate. Elementi che, nel lungo periodo, potrebbero incidere sull’andamento epidemiologico.

È quindi essenziale non ignorare eventuali sintomi, anche nei più giovani. Tra i segnali che richiedono approfondimento medico figurano:

  • sangue nelle feci;
  • alterazioni persistenti dell’alvo (diarrea o stipsi prolungata);
  • dolore addominale ricorrente;
  • anemia di origine non chiara;
  • calo ponderale involontario;
  • sensazione di evacuazione incompleta.

Screening e genetica: le priorità per il futuro

Per AIGO la strategia è duplice: da un lato aumentare l’adesione ai programmi di screening, strumento cardine per ridurre incidenza e mortalità; dall’altro potenziare l’identificazione precoce dei soggetti con predisposizione ereditaria.

Un esempio è la poliposi adenomatosa familiare, condizione genetica in cui il rischio di sviluppare un carcinoma del colon-retto può arrivare al 100%, spesso già tra i 30 e i 40 anni. In questi casi risultano determinanti diagnosi tempestiva e protocolli di sorveglianza dedicati.

«Prevenzione, informazione e ricerca – conclude Cannizzaro rappresentano le leve fondamentali per fronteggiare una patologia che, se intercettata per tempo, offre concrete possibilità di guarigione».

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