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Immunoterapia oncologica e rischio cardiovascolare: nuovi dati sui meccanismi biologici

Farmaci

L’immunoterapia ha trasformato la prognosi di numerose neoplasie avanzate, ma l’espansione delle indicazioni cliniche e l’impiego di combinazioni sempre più potenti impongono una crescente attenzione alla sicurezza cardiovascolare.

Un lavoro pubblicato sul Journal of Cardiovascular Pharmacology dal team dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e il CEINGE Biotecnologie Avanzate, analizza i meccanismi patogenetici alla base degli eventi cardiaci correlati agli inibitori dei checkpoint immunitari.

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Dal successo clinico alle nuove criticità

Farmaci come nivolumab, pembrolizumab, ipilimumab, atezolizumab e relatlimab hanno modificato la storia naturale di tumori come melanoma, carcinoma polmonare, renale e mammario.

Agendo sui checkpoint immunitari, questi trattamenti riattivano la risposta del sistema immunitario contro le cellule tumorali, con benefici significativi in termini di sopravvivenza.

Tuttavia, la riattivazione immunitaria può determinare eventi avversi immuno-correlati, inclusi effetti cardiovascolari che stanno emergendo come ambito prioritario di monitoraggio.

Miocarditi ed eventi aterosclerotici: il profilo di rischio

Le principali società scientifiche internazionali, tra cui la European Society of Cardiology e l’American Heart Association, raccomandano oggi percorsi strutturati di sorveglianza cardiologica nei pazienti sottoposti a immunoterapia, soprattutto in caso di regimi combinati.

La miocardite immuno-mediata, sebbene relativamente rara (1–2% dei pazienti), può presentare una mortalità elevata. Parallelamente, si osserva un incremento di eventi su base aterosclerotica – infarto miocardico, sindromi coronariche acute, aritmie, ictus – con un’incidenza che può raggiungere il 10% annuo in alcune coorti.

Presso il Pascale sono stati implementati protocolli di screening cardiovascolare prima, durante e dopo i trattamenti oncologici, con follow-up prolungato anche oltre la conclusione delle terapie.

Lo studio: focus sui meccanismi molecolari

La ricerca traslazionale ha valutato in particolare le combinazioni più recenti, come nivolumab e relatlimab in associazione con ipilimumab o atezolizumab.

I risultati indicano che l’immunoterapia può indurre:

  • attivazione di citochine pro-infiammatorie
  • stimolazione di pathway pro-aterosclerotici
  • alterazione dell’equilibrio immunologico a livello miocardico

Questo squilibrio favorirebbe uno stato infiammatorio sistemico capace di aumentare la vulnerabilità cardiovascolare, specialmente nei pazienti con fattori di rischio preesistenti.

Lo studio contribuisce così a chiarire le basi biologiche delle complicanze cardiache, fornendo elementi utili per sviluppare strategie preventive e protocolli di gestione più mirati.

La cardio-immuno-oncologia come modello integrato

L’esperienza del Pascale conferma la crescente centralità della cardio-immuno-oncologia, disciplina che integra competenze oncologiche e cardiologiche per ottimizzare il rapporto beneficio-rischio delle nuove terapie.

L’obiettivo non è ridimensionare l’impatto rivoluzionario dell’immunoterapia, ma accompagnarne l’evoluzione con strumenti di valutazione e monitoraggio in grado di preservare la salute cardiovascolare dei pazienti.

In sintesi

L’innovazione oncologica procede a ritmo sostenuto, ma richiede un approccio multidisciplinare sempre più sofisticato.

Lo studio pubblicato sul Journal of Cardiovascular Pharmacology evidenzia come le combinazioni immunoterapiche possano attivare meccanismi infiammatori e pro-aterosclerotici responsabili di eventi cardiaci.

Integrare ricerca traslazionale, sorveglianza clinica e collaborazione tra specialisti rappresenta oggi la chiave per garantire trattamenti efficaci senza compromettere la sicurezza cardiovascolare.

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